Addio alle armi?

image“Mi trabajo es un grito de denuncia de la guerra y de los ataques de los enemigos de la República establecida legalmente tras las elecciones del 31 (…) La pintura no está para decorar apartamentos, el arte es un instrumento de guerra ofensivo y defensivo contra el enemigo. La guerra de España es la batalla de la reacción contra el pueblo, contra la libertad. En la pintura mural en la que estoy trabajando, y que titularé Guernica, y en todas mis últimas obras expreso claramente mi repulsión hacia la casta militar, que ha sumido a España en un océano de dolor y muerte.” – Pablo Picasso, 1937.

Quando entri nel monumentale Museo d’Arte Centro Nacional Reina Sofia e ti si presenta davanti, ne rimani attonito e turbato, tanto è imponente e impattante la staffa del dipinto. Eppure, Guernica- Olio su tela di Pablo Picasso- ti chiama, forte della sua dimensione spettacolare e della sua fermezza, dei suoi leggendari racconti che ne han fatto emblema storico, dei suoi chiaroscuro e delle figure rappresentate che sembrano voler ‘scappare’ dalla cornice stessa.

Uno tra le più strazianti opere d’arte che siano mai state realizzate, forse proprio perché è l’Opera d’arte moderna per eccellenza.

Pulsante ed intensa, Guernica sembrerebbe assumere le vesti di una fotografia appena scattata, di un documento, di una testimonianza riportata minuziosamente,  non fosse per gli emblematici “profili picassiani” che  riportano immediatamente al dipinto.

E allora capisci che quello che hai sempre letto e studiato negli anni non è mera riproduzione di dati, memorie e antiquariato, ma piuttosto prezioso dettaglio facente parte di un’unica grande realtà, quella stessa che credevi lontana e indecifrabile, ma che d’un tratto si rende chiara e attuale.

No, quello non è solo un dipinto, ma la lancinante raffigurazione della sofferenza umana, delle guerre insensate, di tutti gli scontri ‘civili’, che di civili non hanno un bel niente, della Pietatis di una madre che cerca invano di portare in salvo un bambino ormai volato via, della trasfigurazione dell’innocenza del mondo e della gente comune, vittime infinite e fragili, del grido miserabile di cui si serve la debolezza e la fatalità del presente, della tendenza primitiva di un’umanità che non vuole piegarsi nè arrendersi di fronte allo strazio desolante e cruente della morte.

Mi piace pensare che in questa scena tragica e rapida gli animali raffiguranti le  differenti simbologie si tramutino in umani, e gli umani in animali, in una dimensione contorta e disordinata fatta di una umanità bestiale e ormai priva di distinzioni, perché nel male e nella sofferenza non esistono più criteri per distinguere  razze, generi, specie.

L’orrore chiama e urla in bianco e nero, perché nel colore, si intuisce, risiede luce, energia, vita e nascita, e Picasso sapeva già che di quella tragedia- la guerra civile che distrusse la basca cittadina di Guernica, poi  divenuta l’emblema storico di tutte le guerre del mondo e nel tempo- non poteva che esser delucidata in tonalità monotematica, quasi a dirci che era già troppo così, che il dolore è solamente grigio, come è grigio il senso perduto della vita spezzata.

L’unico spiraglio di speranza si avverte flebilmente negli sprazzi bianchi e luminosi  emanati dalla lampadina portata in mano dalla figura a destra, chissà, forse simbolo della luce della Ragione che cerca di insediarsi debole ma decisa di fronte ad un’oscurità selvaggia composta di armi e di sangue ribollente. Mi piace pensare che il senno della ragione (che secondo Goya produceva mostri) sia rimpiazzata da un fascio di luce che verrà, in futuro, magari in una qualche galassia lontana, priva di guerre, armi e di torture, ma che esisterà.

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Sembreranno frasi e immagini buttate a caso, ma mai come oggi questo dipinto, che ho visto e rivisto nei miei giorni Madrileñi, mi chiama e richiama in silenzio, di fronte ad un mondo che tanto diverso da quel quadro non mi pare più d’essere. E se si riflette bene fino a in fondo, quella “pintura” ci appartiene, e la rivediamo nel profondo del nostro sguardo ogni volta che assistiamo a stragi, a uccisioni riportate dettagliatamente in televisione, a sparatorie, a guerre, a bambini in braccio a madri senza più espressioni, né identità.

La realtà che negli anni diviene Presente, mio e di tutti, in un unico istante.

E ancora una volta l’arte ci parla di memoria, di quella memoria tracciata eternamente lungo un frammento concreto per invitarci a non  dimenticarla, per poter lanciare un grido sordo quanto visibile, per poterci dire ancora una volta: “Ecco, questa è la rovina del mondo che vi siete voluti, e questo tormento echeggerà in eterno, se solo non vi rimpadronirete fermi e decisi di quella luce miracolosa di una ragione troppe volte spenta e calpestata”.

Ma quanto ancora dovremo attendere per poter cercare di ammettere che la storia, l’arte, la fotografia ci han insegnato già tutto in un circolo che continuerà a ripetersi?

Le immagini non mentono, e il reale si confonde con l’immaginario: forse tocca solo a noi decidere se far finta che questi avvenimenti descritti e rappresentati siano là, muti e immobili, o se indagare nel profondo e riaccenderli di vita e di significato veritiero, vivido e, ancora una volta, incredibilmente Contemporaneo.

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Roberta Bussolati




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“Loving Vincent” e la vita di Van Gogh

Loving Vincent” sarà un nuovo avvincente film animato dedicato alla vita di Vincent Van Gogh, realizzato totalmente attraverso quadri fatti con tecnica ad olio su tela. L’animazione appare già spettacolare, ecco qui sopra il trailer.

Sarà un lungometraggio interamente dipinto su tela, realizzato mediante un progetto di crowdfunding attraverso l’utilizzo di tele dipinte da più di 40 artisti.

Loving Vincent- creato dallo studio cinematografico Breakthru Productions– attraverso un misto tra l’esperimento creativo, tecnologico e pittorico, racconta l’intrigante e misteriosa vita dell’artista olandese fino a giungere alla sua morte, avvenuta a soli 37 anni e per vicende tuttora poco chiare.

Un modo unico e rivoluzionario per raccontar la vita di un genio creativo che ha influenzato e ammaliato intere generazioni.




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