Long live Rock ‘n’ Roll

E’ fiume gelato che in primavera resuscita e con una pressione lenta ma inesorabile manda in frantumi il pesante mantello di ghiaccio.
è una forza che ti prende e ti schiaccia contro le pareti della stanza e non puoi reagire,devi ascoltare.
è un turbine che ti investe e la tua vita non è piu’ la stessa.
è il Rock.
è il rock che ti fa sentire qualcuno quando per il mondo non sei nessuno.”

 

11.06.2017 Imola, Guns& Roses:

E poi ci sono i concerti, quelli veri, quelli che sono in grado con un solo battito di trasportarti altrove e di farti emozionare come non succedeva da tanto, troppo tempo. Perché la musica e’ vita e perché non esiste paura ne’ angoscia ne’ cattiveria quando lei ti vibra dentro con un impeto così potente. E tutto intorno non hai più persone ma luci, energia pura e allora in quel momento capisci che non c’è male da temere- visti i tempi che corrono-ma solo tanto troppo star bene. Perché la musica e’ amore per definizione. Una famiglia che come te in quel momento invoca la bellezza.E quando le miliardi di teste che si muovono allo stesso modo, gioendo e vibrando, diventano un tutt’uno e allora si, comprendi che vale la pena ancora una volta rischiare di sentirsi vivi. Questo per me è il rock, il sound dell’anima che brinda alla vita. #stayrock

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Passióne

 

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Senza Passione non c’è contenuto, ma mero contenitore. Senza Passione non c’è anima, non c’è forma, non c’è vita. E notate bene, non sto parlando solamente del sentimento passionale affettivo e sessuale, ma a ben di più: la passione in amore, certamente, come anche nel fare quello che si sta vivendo in quell’attimo, nel vivere una vita piena, unica, emozionante, appassionata.

Fate sempre che nel vivere i vostri giorni gli occhi brillino ed il vostro cuore voli alto.

A proposito di questo, riporto delle parole pensate qualche mese fa dalla sottoscritta, parole che potrei definire un ‘elogio alla gente appassionata, l’unica gente che mi interessa’:

 

Adoro quella gente che brilla di luce propria e non di quella riflessa, che contagia,che rischia,che non si conforma, che non considera la sua vita dipendente dal fare ma da ciò che è, che è vogliosa di fare /provare/sperimentare ottocento attività diverse e che ancora sete di sorprendere, di apprendere, di trasformarsi, di reinventarsi; che si stupisce ogni giorno e che non riesce a star ferma a lungo senza sentire il bisogno estremo di esser continuamente stimolata.La stessa che conosce il divertimento ma anche la sofferenza ed il rispetto verso chi non può permettersi di divertirsi.Amo la gente senza mezzi, che ti permette di volare con una semplice conversazione , che se ne frega delle apparenze, che non ha tempo per criticare, né che ti riempie di parole senza sostanza gettate la per abbindolare il prossimo.Che senza la pratica non c’è verso che conti.Chi non perde tempo a parlare DELLA gente,ma che semplicemente parla CON la gente. Chi non teme il nuovo ne’ lo straniero, chi vive e lascia vivere senza distinzioni in generi ,lingue o etnie. Quelli stessi che puoi odiare ,amare e riamare in modo sempre nuovo perché vivono e combattono per farlo, e perché non passano mai per indifferenti e perché alla compagnia insipida preferiscono la sana solitudine.Gli stessi che quando amano lo fanno con tutta la passione che conoscono,senza freni ne’ finzioni,che sia un anno,un mese,una notte soltanto. Quelli che bruciano di curiosita’ per così tante cose che quasi faticano a poterle enumerare;e insieme vivono di piccoli,intensi, ma curati dettagli. Quelli che non devono spiegare a nessuno il perché vogliano esser distinti ,lo sono e basta anche senza saperlo;lo fanno a basta anche senza raccontarlo.

Adoro la gente con l’anima in fiamme perché in definitiva non si spegne mai.

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Non conformatevi nel dover sopravvivere, ma vivete e basta.

Quindi ardete ,ardete e ancora ardete.

 

Cercate sempre di volare alto, proprio dove solo la gente felice sa giungere.

E miraccomando, ricordatevi: che voi siate madri, figli, padri, marinai, idraulici, autori, cantautori, scrittori, politici; che voi siate giovani o anziani, donne o uomini, intenti a cambiare casa, a sposarvi, a lasciare il vostro Paese, a intraprendere una nuova rotta, a ballare al Moulin Rouge, insomma, chiunque persona voi siate e  qualsivoglia attività  stiate praticando o praticherete.. :

 

             DO IT WITH FUCKING PASSION OR NOT AT ALL

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Addio alle armi?

image“Mi trabajo es un grito de denuncia de la guerra y de los ataques de los enemigos de la República establecida legalmente tras las elecciones del 31 (…) La pintura no está para decorar apartamentos, el arte es un instrumento de guerra ofensivo y defensivo contra el enemigo. La guerra de España es la batalla de la reacción contra el pueblo, contra la libertad. En la pintura mural en la que estoy trabajando, y que titularé Guernica, y en todas mis últimas obras expreso claramente mi repulsión hacia la casta militar, que ha sumido a España en un océano de dolor y muerte.” – Pablo Picasso, 1937.

Quando entri nel monumentale Museo d’Arte Centro Nacional Reina Sofia e ti si presenta davanti, ne rimani attonito e turbato, tanto è imponente e impattante la staffa del dipinto. Eppure, Guernica- Olio su tela di Pablo Picasso- ti chiama, forte della sua dimensione spettacolare e della sua fermezza, dei suoi leggendari racconti che ne han fatto emblema storico, dei suoi chiaroscuro e delle figure rappresentate che sembrano voler ‘scappare’ dalla cornice stessa.

Uno tra le più strazianti opere d’arte che siano mai state realizzate, forse proprio perché è l’Opera d’arte moderna per eccellenza.

Pulsante ed intensa, Guernica sembrerebbe assumere le vesti di una fotografia appena scattata, di un documento, di una testimonianza riportata minuziosamente,  non fosse per gli emblematici “profili picassiani” che  riportano immediatamente al dipinto.

E allora capisci che quello che hai sempre letto e studiato negli anni non è mera riproduzione di dati, memorie e antiquariato, ma piuttosto prezioso dettaglio facente parte di un’unica grande realtà, quella stessa che credevi lontana e indecifrabile, ma che d’un tratto si rende chiara e attuale.

No, quello non è solo un dipinto, ma la lancinante raffigurazione della sofferenza umana, delle guerre insensate, di tutti gli scontri ‘civili’, che di civili non hanno un bel niente, della Pietatis di una madre che cerca invano di portare in salvo un bambino ormai volato via, della trasfigurazione dell’innocenza del mondo e della gente comune, vittime infinite e fragili, del grido miserabile di cui si serve la debolezza e la fatalità del presente, della tendenza primitiva di un’umanità che non vuole piegarsi nè arrendersi di fronte allo strazio desolante e cruente della morte.

Mi piace pensare che in questa scena tragica e rapida gli animali raffiguranti le  differenti simbologie si tramutino in umani, e gli umani in animali, in una dimensione contorta e disordinata fatta di una umanità bestiale e ormai priva di distinzioni, perché nel male e nella sofferenza non esistono più criteri per distinguere  razze, generi, specie.

L’orrore chiama e urla in bianco e nero, perché nel colore, si intuisce, risiede luce, energia, vita e nascita, e Picasso sapeva già che di quella tragedia- la guerra civile che distrusse la basca cittadina di Guernica, poi  divenuta l’emblema storico di tutte le guerre del mondo e nel tempo- non poteva che esser delucidata in tonalità monotematica, quasi a dirci che era già troppo così, che il dolore è solamente grigio, come è grigio il senso perduto della vita spezzata.

L’unico spiraglio di speranza si avverte flebilmente negli sprazzi bianchi e luminosi  emanati dalla lampadina portata in mano dalla figura a destra, chissà, forse simbolo della luce della Ragione che cerca di insediarsi debole ma decisa di fronte ad un’oscurità selvaggia composta di armi e di sangue ribollente. Mi piace pensare che il senno della ragione (che secondo Goya produceva mostri) sia rimpiazzata da un fascio di luce che verrà, in futuro, magari in una qualche galassia lontana, priva di guerre, armi e di torture, ma che esisterà.

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Sembreranno frasi e immagini buttate a caso, ma mai come oggi questo dipinto, che ho visto e rivisto nei miei giorni Madrileñi, mi chiama e richiama in silenzio, di fronte ad un mondo che tanto diverso da quel quadro non mi pare più d’essere. E se si riflette bene fino a in fondo, quella “pintura” ci appartiene, e la rivediamo nel profondo del nostro sguardo ogni volta che assistiamo a stragi, a uccisioni riportate dettagliatamente in televisione, a sparatorie, a guerre, a bambini in braccio a madri senza più espressioni, né identità.

La realtà che negli anni diviene Presente, mio e di tutti, in un unico istante.

E ancora una volta l’arte ci parla di memoria, di quella memoria tracciata eternamente lungo un frammento concreto per invitarci a non  dimenticarla, per poter lanciare un grido sordo quanto visibile, per poterci dire ancora una volta: “Ecco, questa è la rovina del mondo che vi siete voluti, e questo tormento echeggerà in eterno, se solo non vi rimpadronirete fermi e decisi di quella luce miracolosa di una ragione troppe volte spenta e calpestata”.

Ma quanto ancora dovremo attendere per poter cercare di ammettere che la storia, l’arte, la fotografia ci han insegnato già tutto in un circolo che continuerà a ripetersi?

Le immagini non mentono, e il reale si confonde con l’immaginario: forse tocca solo a noi decidere se far finta che questi avvenimenti descritti e rappresentati siano là, muti e immobili, o se indagare nel profondo e riaccenderli di vita e di significato veritiero, vivido e, ancora una volta, incredibilmente Contemporaneo.

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Roberta Bussolati




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