°Il mito di Horus e Seth°

La trasmissione del potere regale da padre in figlio era, nell’Antico Egitto, consacrata dalla leggenda e della disputa tra Horus e Seth.

Si racconta che un tempo Osiride fosse il re di tutti gli dei. Secondo una versione del mito, il fratello Seth, volendo usurpare il trono di Osiride, ne dilaniò il corpo in tanti pezzi, che sparpagliò per tutto l’Egitto.

La moglie di Osiride, Iside, insieme alla sorella Neith raccolsero ogni pezzo e, con l’aiuto di Anubi, lo ricomposero trasormandolo così in una mummia. In questo modo Osiride rinacque e divenne il dio dell’Alidlà.

Iside riuscì a farsi ingravidare dal marito e da questa unione nacque il dio Horus. Diventato adulto il dio falco Horus si scontrò con Seth per riottenere il trono del padre.

Gli dei, per porre fine alla diatriba, si riunirono in consiglio e Ra decise di chiedere alla dea Neith chi fosse il legittimo successore di Osiride.

La dea scelse Horus, che, da quel momento, divenne re, mentre Seth divenne il dio del deserto e dei paesi stranieri, simboleggiando così la lotta tra la fertilità della valle del Nilo e il deserto arido.

Horus è raffigurato con la corona doppia con testa di falco o di un falco solare alato, che serviva come emblema  di protezione delle porte e dei corridoi dei templi. Con suo padre, Osiride e Iside formarono la triade più importante nella mitologia egizia.

 

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Musée du Louvre

Nell’ideologia regale egizia, ogni faraone che muore è Osiride, ed il figlio che gli succede al trono Horus.

 

Stele dedicata a Atum e Osiride dallo scriba regio, sovrintendente ai granai del Sud e del Nord, Amenhotep
Museo Egizio di Torino
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Classico&Contemporaneo

Ecco come risulterebbe oggigiorno un piccolo frammento d’arte classica trasposta nel presente.

Enjoy it. 🙂

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Mata Hari: arte, amore e libertà

Sono una donna nata nell’epoca sbagliata. Ed è qualcosa che nulla potrà emendare. Non so se il futuro serberà memoria di me ma, se ciò dovesse accadere, mi auguro di non essere mai considerata una vittima, bensì una persona che ha coraggiosamente scelto i propri passi e ha pagato senza paura il prezzo che le è stato imposto.

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Margaretha Geertruida Zelle, ai più nota come Mata Hari, non è stata solo una spia, una danzatrice affascinante e capace di incantare fra  gli uomini più potenti e invidiati, ma soprattutto una donna di grande personalità, emblema della libertà che si incarna in  una femme fatale dotata di un carattere senza precedenti.  Ricca non lo era, forse, ma ha danzato sui palchi di molti teatri, ha avuto amici e amanti importanti, era conosciuta da molti e tutti meraviglia nel mondo dorato della Belle Époque. Dall’inizio della guerra ha incontrato e amato tenenti, colonnelli e capitani, dai quali,  a quanto si dice, ha carpito informazioni da vendere al miglior offerente. Così, nonostante le prove inconsistenti, Mata Hari viene arrestata, processata e condannata a morte.

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Insomma, una donna di cui si può disquisire su tutto, ma ci si trova d’accordo sul fatto di non poterla additare come una persona indifferente.

Mata Hari

Mata hari è quella stessa impersonificazione della definizione tutta francese de La Vraie Vie, la vita vera, fatta di momenti di bellezza indicibile e di profonda depressione, di lealtà e di tradimenti,di paure e di momenti calmi e tranquilli.

Una vita come molte altre, ma Vera, intensa, controversa, combattuta.

Opera d’arte umana, Mata Hari conferma e raggiunge, fin all’atto estremo della morte, quella spettacolarizzazione e quell’evasività tanto ricercate ed adulate in vita, affrontando a testa alta i suoi carnefici al suono di un  “Sono pronta”.

«Mata Hari – sostiene Paulo Coelho – fu una delle prime femministe: ha sfidato gli uomini dell’epoca e scelto l’indipendenza. Dalla sua storia possiamo trarre una lezione anche oggi, quando gli innocenti pagano ancora con la vita le accuse dei potenti»

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Una donna complessa e in linea con la modernità, nel suo essere imprendibile e fuori dagli schemi, saggia, amante del bello e della semplicità, ma in perenne contrasto con una vita fatta d’arte, di scandali e di difficoltà.

Stratega, tattica, invidiata, spesso odiata; ma dotata di grande profondità, sensibilità e in perenne speranza nei confronti dell’Amore, come lo si deduce da uno dei tanti estratti dei suoi scritti:

«C’è un mito greco che mi ha sempre affascinato e e che, penso abbia molti elementi che ricorrono nella vostra storia, perlomeno in una variante adottata presso alcuni popoli.

C’era una volta una bellissima fanciulla , ammirata e temuta nel contempo, perché si mostrava troppo indipendente. Si chiamava Psiche.

Disperato perché la figlia sarebbe rimasta nubile, il padre si rivolse al dio Apollo, il quale escogitò una soluzione: la giovane doveva salire sulla cima di una montagna, vestita a lutto, e trascorrere lì la notte, in solitudine. Prima dell’alba, sarebbe comparso un serpente che l’avrebbe sposata. La giovine seguì gli ordini del Dio, e, giunta sulla cima della montagna, infreddolita, si addormentò. Il giorno dopo si svegliò in un palazzo bellissimo e scoprì di essere la regina di quelle terre. Ogni notte veniva raggiunta dal suo sposo, il quale, in cambio dell’amore e della passione, aveva previsto che si impegnasse a non cercare mai di vedere il suo viso.

Dopo alcuni mesi, la giovane era follemente innamorata dello sposo, che si chiamava Eros. Adorava conversare con lui, provava un piacere immenso nel fare l’amore e si sentiva trattata con un rispetto sincero e profondo. Tuttavia viveva nel timore di essere sposata con un serpente orribile.

Una notte, non riuscendo a frenare la curiosità, attese che il suo sposo si addormentasse, scostò delicatamente il lenzuolo e, alla luce di una lampada a olio, potè ammirare il volto di un uomo dalla bellezza incredibile. Una goccia d’olio cadde dal lume e risvegliò Eros che, sentendosi tradito nella sua unica richiesta, scomparve.

06_98Ogniqualvolta ripenso a questo mito, mi domando: potremo mai scorgere il vero volto dell’amore? E comprendo ciò che i greci intendevano insegnare con quella storia: l’amore è un atto di fede nell’altro, e il suo volto misterioso deve restare sempre celato.

Bisogna vivere ogni momento con trasporto ed emozione perché, se cerchiamo di decifrarlo e comprenderlo, la magia di quel sentimento supremo scompare. Ecco perché dobbiamo seguire i sentieri luminosi e tortuosi, accettare che ci conduca sulla vetta più alta o nel mare più profondo, sempre confidando nella mano che ci guida. Se vinceremo i nostri timori, ci risveglieremo in un palazzo fiabesco; se avremo paura di compiere una rivelazione, non otterremo mai nulla.»

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Spiegato, forse, il più grande errore della splendida e indecifrabile Mata Hari: dopo anni e anni vissuti in tortuose montagne brulle, aveva cessato di credere all’ amore, svilendolo e trasformandolo nel proprio servo.

L’amore non obbedisce a nessuno e tradisce solo coloro che tentano di decifrarne il mistero.” (cit. La Spia, Paulo Coehlo).

E così, mi piace pensare che sì, la sua unica immensa colpa è stata proprio quella di essere una donna libera.

Una libertà che echeggia in eterno e che  rende contemporaneo anche un remotissimo 1917.




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Lavapiés, il mondo in un Barrio

Metro Lavapies, Madrid
Metro Lavapies, Madrid

Vivere a Madrid significa vivere un po’ in tutto il mondo.

Il melting pot che si ritrova passeggiando nelle sue grandi strade non ha mai smesso di meravigliarmi.

Non esiste giorno, minuto, momento, in cui dai locali e dall’irrefrenabile andirivieni quotidiano cittadino non avvenga qualcosa di magico, di nuovo, di diverso.

Si, perché la diversità a Madrid riveste un ruolo di tutto rispetto, e se dovesse essere riassunta  in un altro nome, verrebbe senz’altro chiamata “Lavapiés”.

Non mento: se già il melting pot e lo stravagante è cosa ben cara a Madrid, se avrai la fortuna, come è accaduto a me, di vivere nel quartiere alternativo di Lavapiés, la meraviglia sarà di casa.

StreetArt, Lavapies
StreetArt, Lavapies

Porzione amministrativa dello stesso ordinamento dei vicini Chueca, Las Letras o Malasaña, il quartiere- barrio- di Lavapiés prende il suo nome da una strada, una piazza e dalla stazione della metro.

Si racconta che fino al XV secolo Lavapiés sia stato il quartiere ebraico di Madrid e che, passeggiando casualmente per una delle sue strade, ci si possa imbattere fino a 88 differenti nazionalità risiedenti.

Nato come nucleo residenziale povero e umile,Lavapiés ha conosciuto negli anni un’esplosione culturale senza precedenti, e, grazie all’incanto emanato dalla tipica atmosfera bohémien, si è convertita in meta indispensabile, attraente e affascinante agli occhi dei tanti liberi professionisti.

In Lavapies vi sono ben 107 strade arricchite di ristoranti e locali internazionali, bar e taverne, complessi teatrali con più di mille funzioni annuali, gallerie d’arte, circoli, cineteche.

Ma più di tutto dentro Lavapiés c’è Vita.

Il dinamico passato di questo barrio così animato non ne è da meno.  La storia racconta che in origine Lavapiés sia stato quartiere ebraico di Madrid e che il suo centro principale di azione e di riunione fosse la Sinagoga, trovatasi  sul luogo dove ora sorge la Chiesa di San Lorenzo. Nel XV secolo, dopo l’espulsione degli ebrei, alcune famiglie sono state costrette a convertirsi al cattolicesimo per poter continuare a vivere indisturbati.

L’intero processo di cristianizzazione ha portato alla denominazione di antiche strade in titoli religiosi come  Ave Maria, Fede, Amore di Dio, e a molte altre. È interessante poi notare come, a più di cinque secoli dopo, in questo peculiare quartiere culture diverse coesistano oggigiorno in armonia, ricche dei propri credi e di tradizioni singolari, usanze e costumi.

Ma è con  l’epoca del Medioevo che il quartiere inizia a modificare interamente facciata e a essere ufficializzato con il nome particolare con cui  si ricorda. Si dice infatti che nella piazza centrale del quartiere vi fosse una fontana in cui gli ebrei effettuavano abluzioni e si lavassero i piedi prima di entrare nel tempio. Da qui il curioso nome di  “Lavapiés. Bisogna inoltre sapere che i castizos di questo quartiere sono stati chiamati Manolos e Manolas, provenienti dal periodo ebraico , perché questo era il nome con cui molti ebrei furono battezzati per sfuggire l’espulsione del 1492.

Persino la topografia del quartiere è peculiare. Lavapiés è una delle aree di Madrid con pendenze elevate e pendii, data la sua strategica posizione geografica all’interno della città , poiché si affaccia su un terreno che è attraversato da ruscelli discendenti  verso il fiume Manzanares.

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Si racconta che dopo il suo passato ebraico Lavapiés sia stato catalogato come quartiere dal grave abbandono sociale,  ulteriormente illustrato e documentato da artisti e da scrittori del XIX secolo.

Dopo la guerra civile spagnola lo stadio di abbandono è cresciuto, e ciò si è riflesso sia nel deterioramento delle forniture di base per le case degli abitanti, sia nelle piccole curiosità pervenute, come per il caso della sorgente Cabestreros, che è stata conservata durante il periodo Franchista e che oggi simboleggia uno dei due riferimenti alla seconda Repubblica rappresentati in un monumento pubblico di Madrid (il secondo è dato dalla Fuente de la Cuesta dei ciechi, ai piedi della collina omonima che risale al Vistillas dalla strada Segovia).

Via via han preso piede nuovi progetti sociali e di collettività: le comunità giovanili, attratti dalla posizione atipica e dalle rinvenute possibilità economiche, hanno iniziato quindi a costruire prospettive di riqualificazioni e di rigenerazioni dell’intero quartiere.

Nel 1985, nel cuore di Lavapiés, nella via Amparo 83, è stato organizzato il primo  Centro Sociale autogestito. Attualmente si contano numerosi progetti di comunità alla stregua di questo primo spazio che per molti anni è stato solo un magazzino ed è ora un luogo di incontro e di riunioni, arricchito di un giardino e di un workshop di biciclette urbane; e proliferano sempre più  Centri Sociali Autogestionados– come la Tabacalera, la Chimera o FE1- tutti spazi organizzati in  forme di attività comuni come conferenze pratiche e multietniche per realizzare al meglio studi circa culture differenti e reciproche relazioni sociali.

Biblioteca UNED Escuelas Pias, ex convento cattolico
Biblioteca UNED Escuelas Pias, ex convento cattolico

Insomma, Lavapiés è senza dubbio il quartiere più multiculturale esistente nel centro di Madrid. Questo perché  la storia definita dal degrado, dall’occupazione e, infine, dal boom immobiliare ha permesso al barrio di passare dal presentarsi come tranquillo nucleo abitativo per persone anziane, al convertirsi nel  distretto con il maggior numero di case occupate nella capitale e di riparo per le persone con basso reddito e/o per gli immigrati,  per via dei prezzi storicamente più gestibili.

E sono proprio gli immigrati a costituire il tessuto sociale e punto forte su cui è basata l’intera Lavapies.  Qui si incontrano i migliori ristoranti indiani, arabi, cinesi, pakistani e turchi dell’intera Madrid, e ad ogni angolo  sembrerà di trovarsi una porzione di confine differente.

Impossibile non imbattersi in odori e profumi, spezie e incensi, tiendas etniche e tipici bazar ricchi dei mille tessuti colorati.

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Famose  sono anche le feste di San Lorenzo, tenute  nel mese di agosto e attrattive per  molti locali limitrofi. Tapapiés, un percorso internazionale di prelibate tapas , è divenuto un evento primario e imprenscindibile per la famosissima e invidiosissima movida madrilena.

Colori, essenze, creatività, arte, murales. Nel multietnico Barrio di Lavapiés ogni dettaglio sembra suscitare il nostro stupore, e lo stesso si trasformerà in un  ordinario e fedele compagno di mondane passeggiate tra le vivaci calles spagnole.

Se sei un artista, un anticonformista, uno spirito libero, un amante della curiosità e delle stravaganze, non esitare e fai come me: passa un’intera giornata a farti travolgere dalla pacifica convivenza delle diversità culturali di questa piccola porzione di area che racchiude un Mondo intero.

E magari poi vivici dentro e fatti  contaminare dal ricchissimo bagaglio multivariegato dalle fusioni eccentriche e dalle tante singolari energie.

Non te ne pentirai e non ne tornerai la stessa usuale persona, puoi scommetterci. E capirai che forse gli unici confini visibili sono i soli nella mente di qualcuno. Perché si, puoi dirlo forte, a Lavapiés la convivenza e l’integrazione  sono possibili.

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“Loving Vincent” e la vita di Van Gogh

Loving Vincent” sarà un nuovo avvincente film animato dedicato alla vita di Vincent Van Gogh, realizzato totalmente attraverso quadri fatti con tecnica ad olio su tela. L’animazione appare già spettacolare, ecco qui sopra il trailer.

Sarà un lungometraggio interamente dipinto su tela, realizzato mediante un progetto di crowdfunding attraverso l’utilizzo di tele dipinte da più di 40 artisti.

Loving Vincent- creato dallo studio cinematografico Breakthru Productions– attraverso un misto tra l’esperimento creativo, tecnologico e pittorico, racconta l’intrigante e misteriosa vita dell’artista olandese fino a giungere alla sua morte, avvenuta a soli 37 anni e per vicende tuttora poco chiare.

Un modo unico e rivoluzionario per raccontar la vita di un genio creativo che ha influenzato e ammaliato intere generazioni.




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BOA MISTURA, QUANDO L’ARTE ILLUMINA INTERE CITTA’

Che l’arte, la pittura, la musica e la poesia aiutino a stare bene e a vivere felici, già si sa.
Ma che la cosiddetta ‘streetArt’, la famosissima arte inconvenzionale e nata quasi illegalmente, si faccia sempre più carico di invadere città degradate o quartieri malfamati trasformandoli in capolavori, forse non era a tutti noto.

Di streeArt ne esistono di tantissimi tipi, generi, materiali, e spesso prendono luce come manifestazioni ‘silenti’ contro alcuni principi della politica, primo fra tutti la proprietà privata, e si caratterizzano per farsi carico di messaggi di pace, di voglia di rivalsa, di rivendicazione dei propri diritti.

Si pensi a Banksy, il misterioso e irriverente artista inglese (almeno così si pensa), che è divenuto con gli anni una vera e propria ‘star fra le star’, un modello- mania che ha permesso a molti followers di seguire la sua irriverenza fatta di una nota satirica e antipolitica pervasa in tutto il mondo.
Quelli di Banksy sono messaggi autentici, crudi e profondi, e, come lo stesso ha citato, la chiave della sua StreetArt risiede proprio in questo concetto:
“Alcune persone diventano dei poliziotti perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore. Alcune diventano vandali perché vogliono far diventare il mondo un posto dall’aspetto migliore” (Cit.)Banksy-Street-Art-2-e1330035449160
Vandali, così sono stati da sempre considerati, quasi come se l’arte avesse stadi di bellezza estetica da poter essere facilmente catalogata.
Eppure, da atti vandalici del genere si ha la sensazione sempre più forte e condivisa che possano nascere nuove speranze e nuove frontiere.
E oltre all’emblematico Banksy, tanti sono gli artisti crescenti nel panorama della StreetArt mondiale, troppi per catalogarli tutti.

Vorrei pero’ spezzare una lancia in favore di un gruppo di artisti emergenti e già da tempo promettenti: si fanno chiamare BOAMISTURA, dal portoghese “BoaMistura” e tradotto in spagnolo come “Buena Mezla”, “Buon mix”, a indicare la diversità etnica e culturale dei singoli componenti facenti parte.
Si tratta di un’equipe multidisciplinare con esperienza in arte di graffiti, nata unendosi a Madrid nel 2001: amici da una vita, hanno iniziato trascorrere le loro giornate tipo dipingendo piccole tele, poi zone nascoste di marciapiedi, di muri spogli, fino a riempire di colore metri e metri di soffitti nudi e senza “anima”, che da troppo tempo sfiguravano con l’animo vivo e brillante dei cittadini.

Si ritengono solo dei ragazzi amanti del colore e del bello, amano rapportarsi in estrema informalità e senza troppe regole- “Siamo amici da una vita–Sostengono i BoaMistura–passiamo i giorni dipingendo di qua e di là come ci viene, amando ciò che facciamo. Intendiamo il nostro lavoro come uno strumento per valorizzare la strada e quindi la città, e per trasformare in vincoli le relazioni con persone sempre nuove e differenti da noi. Sentiamo grande responsabilità per il nostro spazio ed il tempo in cui viviamo’’.

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Effettivamente è così: in Madrid c’è talmente tanto rumore che lo sguardo a volte si disperde, ma le pareti, se riesci a fermarti un momento ad ammirarle, parlano.
E parlano di gioia, di amore, di baci rubati, di atti inusuali, di desideri, di una integrazione etnica e sociale, e di molto altro ancora.
Messaggi leggeri, messaggi profondi, messaggi da decifrare e dalle molteplici sfacettature.
Quello che colpisce del lavoro di BoaMistura, forse più di tantissimi artisti altrettanto geniali, risiede specialmente nella loro incredibile capacità di gettare colore e vivacità nei tanti angoli dimenticati e trasandati dal grigio inquinamento delle grandi città.
Raccontano infatti di aver iniziato a dipingere sui muri presi da una forte voglia di cambiamento e stufi del triste grigio delle pareti della città che nulla aveva a che fare con l’opposta dinamicità dei Madrileni(perché si sa, lo spirito di Madrid è tutto fuorchè monotematico).
E così han fatto, combattendo lotte a colpi di spatola nei confronti degli agenti urbani che non hanno lasciato impuniti gli artisti , che han provveduto a denunciarli sul colpo con quella che sarebbe stata una multa davvero stratosferica.

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Eppure, come tutte le grandi meraviglie che senza ostacoli non ‘s’han da fare’, l’ animo ribelle boamisturiano è stato felicemente ripagato dal sostegno di troppi cittadini che si sono associati alla causa comune del ‘Madrid te quiero a colores’, spinti a testimoniare in difesa della simpatica e della innocua manifestazione dei giovani creativi.

“Perché considerarci vandali, se quello che vogliamo è veder tornare il sorriso di tanti concittadini che combattono ogni giorno battaglie già di per sé dure e incolori? Noi vogliamo aiutare la nostra gente a sentirsi più grata, allegra e riconoscente di vivere qui.”
E’ così che come in una storia a lieto fine la multa fu revocata, e BoaMistura ha iniziato il grande cammino verso la sua colorata e fantastica avventura mondiale.

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I progetti sono tantissimi, da colori, versi, suggerimenti per tenere a mente la semplicità delle piccole cose, a vere e proprie opere d’arte commissionate da Paesi sottosviluppati, che hanno rivisto in BoaMistura una luce nuova e una vera e propria bandiera al rinnovo e alla riqualificazione urbana.

Esempio di quanto la loro Streetart sia coscienza sociale lo si nota dai numerosissimi progetti oltreoceano, fra cui si ricordi quello del quartiere Colombiano “Barranquilla”, una zona degradata, caratterizzata dall’abbandono, dalla sporcizia e dallo spaccio di droga. Non vi era dubbio che per i BoaMistura quel quartiere mancasse di luce e di colore, così che han pensato bene di dipigere su di un muro decadente del barrio la scritta retroversa ‘’Magia – Realidad’’, dai toni intensi e vivaci, per confermare il fatto che magia e realtà fanno parte di una stessa medaglia che si alimenta reciprocamente.02-BARRANQUILLA_WEB_2-768x425

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O basti pensare al progetto realizzato alla splendida e bizzarra Havana, a Cuba, nel quartiere Romerillo, umile, autocostruito e che si rinventa giorno dopo giorno senza mai perdere il sorriso. BoaMistura ha pensato bene di sconvolgere il grande quartiere cubano dipingendo versi del poema di Samuel Feijoo, “No Se”, che più di altri avrebbe caratterizzato in modo impattante le radici così profonde del popolo cubano: ‘’mi raiz- es mi-vida/madre’’, si legge tra le righe, con parole sparse per ben 25 luoghi all’interno del grande barrio gettando così tracce di vivacità e fierezza tra gli abitanti.

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Altro significativo esempio di grande valorizzazione urbana e positività portate dalla streetArt Boamisturiana la si osserva nella favela di Sao Paulo, in Brasile.
Il gruppo di creativi venne qui invitato da parte di una famiglia brasiliana per la ricerca di un progetto che potesse dare una faccia nuova alle spoglie mura di collegamento fra denominate ‘vielas’ ,da sempre specchio di una realtà umile e povera, ma non per questo non dignitosa e meritevole di esprimere la sua peculiare bellezza.

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Mediante cinque semplici parole come “BELEZA”, “FIRMEZA”, “AMOR”, “DOÇURA” e “ORGULHO, le facciate sono state completamente ribattezzate e immerse di colore, prendendo vita attraverso un gioco fatto di termini carichi di coraggio e di speranza.
Questo progetto , come numerosi altri, sono stati prodotti con la copartecipazione degli stessi abitanti, che rendendosi attivi, si sono mostrati ancor più propositivi e orgogliosi delle opere artistiche dei madrileni, e la soddisfazione di entrambi è risultata raddoppiata.
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Ma il portfolio del gruppo di artisti non finisce qui, il loro studio è in continuo movimento, così come le loro opere e i progetti richiesti dagli stessi sindaci di quartieri sottosviluppati e degradati di tutto il mondo.

Lo sapevate che anche la nostra cara Milano ha subito l’irresistibile influenza della vivacità boamisturiana?
Si,perché con il titolo di “MIENTRAS HAYA VIDA HAY ESPERANZA” ,commissionato per il padiglione CIBUS di Expo 2015, BoaMistura ha voluto rappresentare a suo modo il tema della vita e della natura, riassumendolo con due parole fondamentali: Vita e Speranza, perché l’una non può esistere senza l’altra, in un ciclo continuo.

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In ogni modo la parola d’ordine che sembra sempre più farsi carico questa giovane e irriverente StreetArt è basicamente solo una: colore, colore e colore, con la speranza di irradiare di luce e positività il quotidiano di sempre.
Perché alla fine, si sa, una gettata di luce non ha mai sconfitto le tenebre, ma ha senz’altro contribuito alla ripresa di sogni che molto spesso si vedono calpestati dal grigiume che ci circonda e dal quale non sappiamo evadere.

Siamo ancora convinti che scrivere sui muri sia sempre e solo un atto vandalico?

Forse, se sappiamo distinguere la bellezza e la poesia dal maltrattamento e dal teppismo potremo apprezzare il significato di queste scritte, osservandole, incontrandole per caso, scorgendole fra un marciapiede e un angolo di un locale, e, sapendo guardare oltre gli schemi, potremo compiacerci del messaggio originario che volevano silenziosamente suggerirci, e magari sentirci un po più allegri e propositivi. Alla stregua di come facevano gli archeologi scovando segni dei primitivi sui muri di antiche caverne. Con sorpresa, curiosità, dedizione e senza limiti alla fantasia.

L’arte che porta simboli ricchi di significato. L’arte per stare meglio. L’arte per rendersi parte di una collettività, l’arte per sentirsi più fieri. Perchè se ci lasciamo far invadere dalla sua splendida magia, ne saremo abbagliati.

E questa a seguire sono io, altra delle tante vittime rimasta affascinata e non immune dalla genialità di queste piccole, grandi opere contemporanee a cielo , o meglio dire ‘a muro’, aperto.

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Perché in fondo no, genio e sregolatezza ci ricorda che non siamo pazzi per sognare ancora un mondo migliore. Un mondo che puoi cambiare tu stesso, da solo e insieme, per desiderarlo sensibile e felice, anche solo se per una goccia di colore in più.

Roberta Bussolati




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