Poi vedi Matera e ci rimani.. di Sasso!

“E alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera. Di lì sembra quasi una città vera. Le facciate di tutte le grotte, che sembrano case, bianche e allineate, pareva mi guardassero, coi buchi delle porte, come neri occhi. È davvero una città bellissima, pittoresca e impressionante.

(Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli)

Pensavo fosse un modo di dire ed invece devo ricredermi. Dal momento in cui varchi la strada pedonale che da Matera ti conduce ai Sassi di Matera- dal cui ingresso svetta il cartello ”Patrimonio dell’Unesco“- i tuoi occhi rimangono letteralmente (e non) di Sasso.

Davanti a te si aprono solo stradine acciottolate fatte di pietra morbida, scalini che delimitano tutto il perimetro dell’ingresso e colori che dall’oro volgono al bronzo, al grigio del finto tufo (in realtà tutti i rivestimenti sono fatti di calcarenite), al verde delle finestrelle.

Come di incanto ti senti parte di un presepe vivente, e in un attimo pensi che da un vicolo all’altro potrebbe sbucare un qualche personaggio religioso. Non a caso è stata proprio Matera, con i suoi sassi ed il suo immenso promontorio della Murgia, a fare da sfondo a film come “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini e “La Passione di Cristo” di Mel Gibson.

Matera è una città tra le più antiche del mondo il cui territorio custodisce testimonianze di insediamenti umani a partire dal paleolitico e senza interruzioni fino ai nostri giorni. Rappresenta una pagina straordinaria scritta dall’uomo attraverso i millenni di questa lunghissima storia.

Matera è la Città dei Sassi, il nucleo urbano originario, sviluppatosi a partire dalle grotte naturali scavate nella roccia e successivamente modellate in strutture sempre più complesse all’interno di due grandi anfiteatri naturali che sono il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano. I Sassi, non tutti sanno, si identificano come dei quartieri, composti da tante case.

In principio il Sasso Caveoso era quello dove alloggiavano persone meno abbienti, spesso povere e con uno stato di disagio molto forte (privi di luce in casa, spesso mancanti di sistema di tubatura corretta, di acqua calda).

Ora il Sasso Caveoso è un gioiello a cielo aperto e sottoterra: caratteristico e rude, ha fatto spazio a suite di alto livello e a ristorantini davvero bellissimi.

Il Sasso Barisano era invece quello della gente borghese, e dunque predisposto in un dislivello più alto rispetto alle altre costruzioni. In alto, oltre ai Sassi, si ergono tuttora palazzi e case di facciata tipiche del 500, di estrazione nobile. (Vi è traccia di sfaccettature di edifici dalle differenti dimensioni che rifletteva la diversità di ranghi familiari e sociali dell’epoca).

Quel che incuriosisce è che questi complessi di casette siano intersecate fra loro in un unico intreccio labirintico, e che i tetti di una divengono fondamenti dell’altra.

Il 17 Ottobre 2014 Matera è stata designata Capitale Europea della Cultura per il 2019: la città è al centro di un incredibile paesaggio rupestre che conserva un grande patrimonio di cultura e tradizioni, ed è sede di eventi espositivi di grande prestigio nazionale ed internazionale.

Io ho avuto modo-casualmente e inaspettatamente- di assistere ad una mostra dedicata a Salvador Dalì– da sempre il mio artista preferito- che oltre ad essere installata dentro ad una Chiesa grotta chiamata Madonna delle Virtù (un gioiello da esplorare), si teneva anche a cielo aperto. Di seguito qualche foto di questa meravigliosa installazione:

L’architettura irripetibile dei Sassi di Matera racconta la capacità dell’uomo di adattarsi perfettamente all’ambiente e al contesto naturale, utilizzando con maestria semplici caratteristiche come la temperatura costante degli ambienti scavati, la calcarenite stessa del banco roccioso per la costruzione delle abitazioni fuori terra e l’utilizzo dei pendii per il controllo delle acque e dei fenomeni meteorici.

La struttura architettonica è costituita da due sistemi, quello immediatamente visibile realizzato con le stratificazioni successive di abitazioni, corti, ballotoi, palazzi, chiese, strade orti e giardini, e quello interno e invisibile a prima vista costituito da cisterne, neviere, grotte cunicoli e sistemi di controllo delle acque, sistemi essenziali per la vita e la ricchezza della comunità.

Matera è una città dalla storia affascinante e complessa: città di confine, di contrasti, di competizione e fusione tra paesaggi, civiltà, culture, diverse. Dalla civiltà rupestre a quelle di matrice bizantina ed orientale, all’avvento dei Normanni, il sistematico tentativo di riduzione della città rupestre alle regole della cultura della città europea: dal romanico, al rinascimento, al barocco, gli ultimi otto secoli di costruzione e rifinitura della città hanno tentato di plasmare, vincere le naturali resistenze del preesistente habitat rupestre, determinando architetture e sistemazioni urbane di particolare qualità ed originalità.

Eppure è soprattutto nella notte che Matera assume tutta la sua beltà: con il calare del sole e le prime ore della sera, il cielo si tinge di un rosa terso e di un arancione che richiama ed esalta il colore già bronzeo dell’architettura. Le case si illuminano con lucine arancioni poste tutto attorno alle vie, a sottolineare la morfologia pittoresca e labirintica degli edifici, dando un tocco di profondo calore tutto intorno.

Una vera meraviglia agli occhi.

Per i più avventurosi (come me 🙂 ) vi è poi la splendida passeggiata di circa due ore che dal piano del Sasso giunge fino al Parco della Murgia, il promontorio ricordato per essere stato il luogo di scena delle crocifissioni che abbiamo visto nei noti film. (“La passione di Cristo” è uno di questi).

I terreni sterrati si fanno brulli e selvaggi, i colori del prato verdi e gialli aridi lasciano spazio a sassi e sassetti grigi che mettono in repentaglio la discesa pericolante dei primi passi di marcia. Un ponte tibetano da film d’azione collega una parte della discesa al promontorio ove ci attende la salita. In questo punto si è proprio al di sopra della Gravina che abbraccia tutto il paesaggio di Matera, un vero e proprio canyon che cade nel profondo.

Il cammino permette di scorgere grotte naturali che si aprono dirette verso la città, consentendoti di ammirarla dall’alto e di respirare tutto intorno l’immensa cultura di quei luoghi storici e unici al mondo.

Come sempre la salita è tosta, ma la veduta ripaga ogni sforzo.

Matera è stata scartata ed emarginata, ma come una fenice ha risaputo brillantemente risalire dalle sue stesse ceneri. Una prova di riscatto e di contrasto alle discriminazioni da cui dover apprendere.

Ciao Matera bella, è stato un piacere vero conoscerti: sono certa che la tua poesia nostalgica tornerà a farmi compagnia nei momenti più bui dell’inverno.

“Matera è un posto difficile da descrivere. È difficile persino da fotografare. Sfugge alle definizioni, sguscia via tra uno scatto e l’altro, tra parola e parola. Bisogna andarci. Per godere il silenzio assorto, che vibra però di continuo, agitato da una vita sotterranea, come sotterranei sono i Sassi. 

Licia Troisi

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