Letture

  1. Il piccolo libro del jujitsu aziendale- Riccardo Caselli

[…] ‘’A dirla tutta, nel mondo corporate le persone di talento non mancano, ma la maggior parte di esse fatica a pensare fuori dagli schemi o, come si ama dire oggi, out of the box.

E il costante appello a questa espressione, ‘’pensare out of the box’’, sta a indicare che è proprio lì che il dente duole: nel mondo del lavoro infatti, si predica sempre quello che non si mette mai in pratica.

[…] “ Diventi quello in cui metti tempo ed energia. Vuoi diventare una persona fatta di sostanza o una persona fatta di chiacchiere?

L’idea fondamentale è che i pettegolezzi, i traditori e i sabotatori ci saranno sempre, e la verità scomoda è che non c’è modo di controllarli.  Lavora per i risultati e mettiti in una posizione tale che, quando si chiamano in causa fatti e numeri, difficilmente ti possano mettere sotto.’’

[…] ‘’ Faremmo tutti meglio ad accettare l’idea che i nostri leader generalmente non sono onesti, autentici, modesti o affidabili, al contrario di quanto sentiamo nelle più popolari storie motivazionali. Tutte queste storie e l’ispirazione che riceviamo da esse non cambiano nulla. Il problema fondamentale di questa industria è la disconnessione tra ciò che diciamo di volere dai nostri leader e il modo in cui realmente essi gestiscono le organizzazioni. […] L’unico vero cambiamento è quello interiore. L’intero ambito dello sviluppo della leadership potrebbe essere completamente sostituto da quello dello sviluppo personale. Migliora te stesso come persona e automaticamente sarai anche un leader migliore; il contrario non funziona.”

“la principale ragione per cui i giochi di potere sono così diffusi dipende da un concetto che qui chiamerò ‘’meritocrazia limitata’’: si tratta dell’idea che in ogni gruppo o impresa, la meritocrazia, è spesso limitata ad aree o sacche circoscritte all’interno dell’azienda.’’

2. Innamoramento e Amore- Francesco Alberoni

“[…] Quando però si dice che l’innamoramento si addice alla gioventù, e non invece alle altre età della vita, non ci si limita a constatare un fatto. Si dice anche che è inappropriato, che non sta bene, che non ci deve essere. E se invece c’è, se l’uomo maturo si innamora, se la donna con figli perde la testa, allora si dice che si comportano come ”ragazzini”. Fanno qualcosa che non si addice alla loro età, al loro stato, ai loro doveri. Ciò che nell’adolescenza è permesso- cioè staccarsi dalla famiglia- qui è proibito. Fare come i ragazzini senza essere ragazzini infatti significa questo e solo questo: staccarsi da una istituzione quando non ci si dovrebbe staccare. Nel caso del ragazzo è ammesso, riconosciuto, deve farlo. Nelle altre età no. Il bambino non può e non deve restare bambino con sua madre e con suo padre e con i suoi giocattoli. L’adulto invece è ”arrivato”; ha già raggiunto uno status, una ”posizione”, è in un ”posto” e lì deve restare. Ma lo stato nascente rompe l’istituzione consolidata per creare un’altra solidarietà alternativa. In qualunque forma perciò si presenti, come innamoramento, come gruppo religioso, come gruppo politico, finché è ”cosa da ragazzi” è tollerato, ma diventa temibile invece se avviene nell’adulto. E allora il primo fondamentale meccanismo di controllo è quello di dichiararlo inappropriato, cioè screditarlo dicendo appunto che è una ”cosa da ragazzi”, che l’adulto si comporta come un ragazzo.

L’istituzione ha orrore dello stato nascente. E’ l’unica cosa che teme perché è l’unica cosa che la scuote, col suo solo apparire, alle fondamenta.

“[…] L’innamoramento, come ogni stato nascente, è una esplosione del possibile a partire dall’impossibile., è un tentativo che l’immaginario fa di imporsi sull’esistente. Quanto più grande è il compito, quanto più lungo è il viaggio, tanto meno probabile è l’arrivo. La sua storia allora si riduce alla storia di quel viaggio e delle sue traversie, delle lotte sostenute, senza che ci sia un approdo, un porto festoso. ..[…]”

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