La casa sull’Albero

“Sono come la pianta che cresce sulla nuda roccia: quanto più mi sferza il vento, tanto più affondo le mie radici”

Detto Indiano

Non so se fossi l’unica bambina ad essere stata cresciuta a suon di spazio verde, natura e tende indiane.

Ricordo ancora molto bene quando mi arrivò nel giardino di casa una bellissima e inaspettata tenda Apache. Mi ci nascondevo dentro e mi immergevo tra i suoni delle piante, ascoltando il vento e immaginando un mondo lontano. Era il mio rifugio: nessuno lì dentro avrebbe potuto farmi del male.

Non a caso, crescendo, sono stata affascinata sempre più dalle culture native indiane, specialmente quelle relative alle tribù americane.

Ho da sempre avuto grande ammirazione per quel popolo così osannato e così terribilmente perseguitato. Ne ho fatta mia molta della loro saggezza e filosofia; dal fatto che bisognerebbe indossare le scarpe di qualcuno prima di poterlo giudicare, all’importanza di pregare per gli alberi, all’amore riservato nei confronti di ogni essere animale e naturale, alla necessità di non fare male al tuo vicino e di condividere il più possibile.

Mi sono sempre appassionata al tema dell’ambiente, tanto che non vedevo l’ora di poter fare concretamente qualcosa ed è così che ho iniziato a divenire volontaria per l’organizzazione Sea Shepherd e per varie cause legate alla difesa della Natura.

Poi da poco -dal periodo covid specialmente- mi è tornata alla mente di quando mi nascondevo in quella tenda, di quanto ci stessi bene, di quanta pace mi provocasse. Così, da curiosa viaggiatrice qual sono, ho pensato bene di cercare se esistesse un alloggio estivo che mi desse una parvenza di qualcosa di simile.

Non appena vidi la Casa dell’albero su internet, fu amore a prima vista. “Ci devo andare!”- esclamai tra me e me.

Così mi sono organizzata e solo per una notte (mio malgrado, avrei voluto farlo per tante notti!) sono riuscita a prenotare un’esperienza magnifica: una giornata nella famosa Casa sull’albero, una vera e propria struttura in legno inserita in un contesto naturale incantevole.

La mattina ti attende una colazione deliziosa posta all’interno con una cesta piena di ingredienti biologici di qualità, tutti fatti a mano.

Non so dire se l’esperienza si è avvicinata di molto alla sensazione della mia lontana tenda indiana (anche perché in tenda esistono molti disagi, nella casa si stava una meraviglia), però lo spirito con cui ho goduto quella giornata così particolare è stato come quello di quando vidi quella tenda piena di piume nel giardino di casa. Una gioia inestimabile.

E’ chiaro che non si possano spiegare a parole certe sensazioni, bisogna viverle. Peccato non potere trasmettere le emozioni suscitate da quei colori, da quella semplicità, dal fruscio del vento, dal gracchiante e continuo strillare delle cicale, dai rumori notturni che si creavano immersi in quell’atmosfera.

Quel che so è che ancora una volta ho saputo cogliere quanto si è piccoli di fronte alla maestosità della Natura, che mi piace pensare che sia da sempre ricca di anima, e che sia buona e amichevole solo con chi si permette di rispettarla e di volerle bene.

Come quando ti piaceva fissarla ore ed ore nei suoi movimenti all’interno di quella tenda attorniata di verde, che ti cullava i pensieri di buono.

Non so se altre persone possano apprezzare questo tipo di esperienze, ma quel che so è che Io mi sono fatta un regalo immenso e sono tornata per una notte una bimba Apache nel suo regno.

Che alla fine certi sogni sono inestimabili proprio perché toccano il nostro essere più primitivo.

“La Terra non appartiene all’Uomo, è l’Uomo che appartiene alla Terra”

Proverbio nativo americano

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