/Flut·tu·à·re/ : Essere mosso dal vento, ondeggiare.
Avete presente quella sensazione magica che ti piglia quando da bambino/a andavate sulle giostre, tra un misto di paura, adrenalina ed esaltazione?
Immaginate ora di fluttuare, ondeggiare, di volare letteralmente nel cielo più nero e di attendere l’alba assieme ad una compagnia speciale di persone. Metteteci anche vertigini ed una buona dose di follia e stanchezza.
La classica levataccia che ti fa dire “Ma chi me lo ha fatto fare?” appena alzati dal letto, ma che si trasforma in un ”wow, ne è proprio valsa la pena!” con occhi a cuore e luce che vi illumina di vibrazioni positive.
Vedere il sole sorgere dall’alto poi, non ha prezzo.
Raramente mi è capitato di sentirmi così slegata da qualcosa e nello stesso contempo connessa al mio intorno. E’ come se qualcuno mi avesse staccato per un attimo la testa e che la stessa si ritrovasse a vivere in un universo parallelo senza la pesantezza dei pensieri.
Ed è così che ho realizzato che lasciar andare le cose è molto più facile e liberatorio a farsi che a immaginarsi.
Respirare, far sì che gli eventi e il mondo fluiscano nel tempo e nello spazio, senza poterli controllare. Quante volte si fatica a lasciare correre le situazioni, a staccarsi da persone o dal passato? Ecco, quando ci si immerge nel vuoto d’aria e ci si lascia trasportare inermi, ci si sente così minuscoli, così piccoli, da divenire improvvisamente davvero liberi e presenti. Presenti nel contesto, nel qui ed ora. Lontano da tutto il buio e dalle tristezze del mondo. Lo definirei “Effetto Catartico”.
La preparazione al volo poi è un vero e proprio spettacolo nel teatro: ci si stringe insieme per osservare gli addetti ai lavori gonfiare la mongolfiera con una fiamma che sprigiona un calore ed un rumore che squarciano il silenzio della notte desertica; si attende con eccitazione la preparazione del viaggio; si scavalca letteralmente il cesto di vimini che compone la base della mongolfiera; ci si guarda attoniti; si ride, si scherza, si piange dall’emozione, e, dopo qualche lancio di fiamma, ecco che si parte.. nel buio della notte assolata in mezzo a cotanto immenso.


E si va, si sorvola, si ondeggia insieme ad un mare di altre mongolfiere, in una danza di colori e di sfumature che non hanno eguali.
Dopo aver raggiunto una quota massima di 1600 metri da terra (non scherzo), eccoci pronti per fluttuare verso terra: altri giri di fiamma, preparativi per l’atterraggio, e via, ancorati questa volta ad un camioncino che ci accoglie precisamente nel punto giusto, facendoci allegramente sballottare avanti e indietro sopra la sua matassa meccanica.
Un vero e proprio viaggio nel viaggio.





Pochi giorni prima del viaggio in Turchia avevo letto da qualche parte un murales che diceva :
“Il coraggio è fatto di Paura”.
E in effetti è proprio così, quante splendide avventure sono alimentate da quella micidiale folle paura, proprio la stessa che malediciamo ma che rende tutto più intenso e più memorabile.
Alla fine del volo, i turchi del posto ci accolgono con uno spumante rosso made in Cappadocia. E si brinda ad una nuova luna, una nuova meravigliosa Vita.


E quindi mi sono ripromessa che quando sarò fisicamente a terra, chiusa nelle mura di un ufficio, o probabilmente persa nel traffico inquietante di Milano, ripenserò a quel volo altissimo e al suo fluttuare, e mi farò piccola piccola in attesa di sorvolare sopra ogni problema e sopra ogni ostacolo e son certa anche che nel farlo accennerò un sorrisino che mi farà tornare sospesa nel blu cobalto del cielo turco.
E a voi chiedo: quando è stata l’ultima volta che avete fatto qualcosa per la prima volta?!
Non dimenticate, a volte, dell’importanza di fluttuare e di lasciar correre il flusso imprevedibile della Vita. Chissà quale avventura si nasconderà proprio dietro l’angolo.