Amelie Robi Poulain

“Mia piccola Amelie, lei non ha ossa di vetro. Lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei!”

Ok lo ammetto. Sono stata vittima della sindrome della Poulainite, e forse non ne sono mai uscita.
Amelie vede la vita come una deliziosa opera d’arte, ricca di dettagli infiniti e pieni di senso solo se gli stessi vengono interpretati con il cuore.
Quel cuore ingenuo e sognatore che ci invita a guardare alle cose con gli occhi da bambina per non cedere all’impatto tragico del reale.
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Ma il reale si scontra brutalmente con l’irrazionalità e con l’estrema fantasia della ragazza, la quale preferisce accantonare la triste monotonia di una Parigi ripetitiva quanto insensibile, per rifugiarsi in un mondo colorato e pieno di significato.

“Il mondo esterno appare così morto che Amelie preferisce sognare una sua vita in attesa di avere l’età per andarsene”

La fuga da ciò che non ci permette di volare, dalle banalità, dalle giornate fatte di lavori stressanti e alienanti, ma soprattutto da persone che non sanno discutere, né mettersi in gioco, né considerare per un momento l’ipotesi che la bellezza della vita sta nelle piccole cose, nei singoli gesti giornalieri e non in un ammasso di azioni cicliche e macchinose.

Amelie questo l’ha capito bene, ed, oltre a rappresentare l’emblema di un capolavoro cinematografico francese, rispecchia perfettamente quel mondo colorato e luminoso (e forse fin soltanto onirico) che ci aiuta a poter superare il tran tran infinito e veloce della società.

A lei non interessano frasi scontate o persone banali; non vuole dover cambiare per compiacere al mondo stereotipato, vive di piccole, fugaci  ma veritiere gioie e di altrettanto strazianti ma sincere delusioni.

Nel suo piccolo Amelie ci invita a coltivare quotidianamente uno spazio legato ai piccoli piaceri della vita, gli stessi che illuminano il presente, per cui vale la pena soffermarsi e per i quali poter godere di un po’ di innocua  ed esaltante dolcezza, in mezzo a quel trambusto senza fine che si chiama Vita.

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Si, anche a me piace immergermi nei profumi, nei sapori, nelle canzoni, nei minuziosi dettagli di una fotografia, nei gesti compiuti e ricevuti, e cerco di non smettere mai di soffermarmi sul bello del presente.

Mi piace concedermi delle sane pause dal reale, sentire che la vita non è fatta solo di ‘do ut des’, ma di tante brillanti sfacettature sempre nuove, visibili solo a chi crede in una buona dose di sana magia.

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In fondo chi possiede Magia non necessita di trucchi né di sofisticate finzioni.

Non credete?




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Passióne

 

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Senza Passione non c’è contenuto, ma mero contenitore. Senza Passione non c’è anima, non c’è forma, non c’è vita. E notate bene, non sto parlando solamente del sentimento passionale affettivo e sessuale, ma a ben di più: la passione in amore, certamente, come anche nel fare quello che si sta vivendo in quell’attimo, nel vivere una vita piena, unica, emozionante, appassionata.

Fate sempre che nel vivere i vostri giorni gli occhi brillino ed il vostro cuore voli alto.

A proposito di questo, riporto delle parole pensate qualche mese fa dalla sottoscritta, parole che potrei definire un ‘elogio alla gente appassionata, l’unica gente che mi interessa’:

 

Adoro quella gente che brilla di luce propria e non di quella riflessa, che contagia,che rischia,che non si conforma, che non considera la sua vita dipendente dal fare ma da ciò che è, che è vogliosa di fare /provare/sperimentare ottocento attività diverse e che ancora sete di sorprendere, di apprendere, di trasformarsi, di reinventarsi; che si stupisce ogni giorno e che non riesce a star ferma a lungo senza sentire il bisogno estremo di esser continuamente stimolata.La stessa che conosce il divertimento ma anche la sofferenza ed il rispetto verso chi non può permettersi di divertirsi.Amo la gente senza mezzi, che ti permette di volare con una semplice conversazione , che se ne frega delle apparenze, che non ha tempo per criticare, né che ti riempie di parole senza sostanza gettate la per abbindolare il prossimo.Che senza la pratica non c’è verso che conti.Chi non perde tempo a parlare DELLA gente,ma che semplicemente parla CON la gente. Chi non teme il nuovo ne’ lo straniero, chi vive e lascia vivere senza distinzioni in generi ,lingue o etnie. Quelli stessi che puoi odiare ,amare e riamare in modo sempre nuovo perché vivono e combattono per farlo, e perché non passano mai per indifferenti e perché alla compagnia insipida preferiscono la sana solitudine.Gli stessi che quando amano lo fanno con tutta la passione che conoscono,senza freni ne’ finzioni,che sia un anno,un mese,una notte soltanto. Quelli che bruciano di curiosita’ per così tante cose che quasi faticano a poterle enumerare;e insieme vivono di piccoli,intensi, ma curati dettagli. Quelli che non devono spiegare a nessuno il perché vogliano esser distinti ,lo sono e basta anche senza saperlo;lo fanno a basta anche senza raccontarlo.

Adoro la gente con l’anima in fiamme perché in definitiva non si spegne mai.

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Non conformatevi nel dover sopravvivere, ma vivete e basta.

Quindi ardete ,ardete e ancora ardete.

 

Cercate sempre di volare alto, proprio dove solo la gente felice sa giungere.

E miraccomando, ricordatevi: che voi siate madri, figli, padri, marinai, idraulici, autori, cantautori, scrittori, politici; che voi siate giovani o anziani, donne o uomini, intenti a cambiare casa, a sposarvi, a lasciare il vostro Paese, a intraprendere una nuova rotta, a ballare al Moulin Rouge, insomma, chiunque persona voi siate e  qualsivoglia attività  stiate praticando o praticherete.. :

 

             DO IT WITH FUCKING PASSION OR NOT AT ALL

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Viaggiare da soli: un’esperienza che tutti dovrebbero provare

Un proverbio Lakota dice: “Non avere paura di essere solo. Le aquile volano da sole. I piccioni volano in gruppo”.

Intendiamoci, non che viaggiare in compagnia sia disdicevole, tutt’altro: la gioia di partire in gruppo con i propri amici storici non ha prezzo.

Eppure, credeteci, che si voglia o no, viaggiare da soli è proprio quell’esperienza che non potete perdere e che dovrete fare almeno una volta nella vita. Vi chiederete: “perché mai’”?

Ebbene, ecco qui diversi validi motivi per cui il vostro spirito avventuriero possa convincersi a salpare l’ancora e a navigare mari sconosciuti anche privi dei soliti fedelissimi accompagnatori.

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NESSUNA INVERSIONE DI ROTTA
Quante volte vi è capitato di programmare tutte le tappe del famoso viaggio di gruppo con meticoloso e minuzioso lavoro, per poi aver dovuto gestire disdette, cambi improvvisi, negazioni da far salire l’emicrania, o addirittura silenzi infondati? (“Ma come, erano così convinti circa la meta due mesi fa!’’). Ecco, dimenticatevi di tutte queste fastidiosissime faccende: ora sarete voi i capitani della vostra barca, non avrete più a che fare con imprevisti- sorpresa, perché vi renderete presto conto che tutto quello che organizzerete, dalla A alla Z, dipenderà esclusivamente dalla vostra stessa persona. Facile e molto meno dispendioso, no?

bussola-1L’AUTORE ED IL CREATORE DEL DIPINTO SIETE VOI
Avete presente quando da piccoli ci si ingegnava nel completare una costruzione con mattoncini Lego o un quadretto con i gessetti, quanta fatica, ma quanta soddisfazione una volta concluso l’ultimo step? Lo stesso per il vostro viaggio in solitaria: inizialmente la meta potrebbe apparirvi come un grande scoglio, una corsa ad ostacoli, ma poi, piano piano, tassello dopo tassello, potrete fermarvi a ripensare a quanto bravi e creativi siate stati nel costruirvi la vostra avventura giorno per giorno, proprio come per un capolavoro di un autore o di un grande pittore. Le sfumature sono solo vostre, personali e di nessun altro. Se non è arte questa

LE SFIDE NON SARANNO POCHE, MA VERRANNO LA PENA
Un famoso detto dice: “Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare’’, e allo stesso modo per voi alle prese con il vostro viaggio: non sarà così facile adattarsi, farsi conoscere e piacere dai futuri compagni di viaggio, rimanere pazienti e, insomma, rilassarsi da subito. Eppure, se siete spiriti avventurieri amanti delle novità e grandi esploratori, converrete dal principio: viaggiare da soli aumenta il senso di libertà, principio base per l’avventura, la carica di adrenalina, la curiosità, la connessione con la vera natura dello spostamento, insegna a comportarsi senza troppi cliché o pregiudizi, né condizionamenti inutili. Imparando a bastarvi, la routine sarà solo un ricordo, e il vostro viaggio si trasformerà in una vera e propria montagna russa di emozioni. Provare per credere!!

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NON SARETE MAI SOLI
Altro punto fondamentale se non primario. Molti pensano che viaggiando da soli si è destinati a rimanere sempre isolati ed indifesi. Niente di più sbagliato! La solitudine è cosa ben salutare quando la si vive di buono spirito: troverete tantissimi compagni durante il vostro viaggio, e imparerete a conoscerli senza maschere né implicazioni. Si, perché i veri viaggiatori si riconoscono e non vedono l’ora di socializzare e di condividere le proprie rotte. Anzi, si dice che le amicizie più belle e durature sian quelle che nascono da viaggi in solitaria, forse proprio perché frutto di un’intensità tutta sua. Cosa aspettate dunque? Potrebbe essere il via di un’amicizia eterna ed un ricordo indelebile da mantenere nel tempo con lo stesso sorriso.

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Ma chi l’ha detto che per volersi bene e doversi regalare meritate coccole- eh si, tutti noi sognamo di essere riveriti dopo mesi di lavoro stancante- debba per forza trovarsi un partner o doversi concedere giornate alla Spa? Il regalo più grande che potete farvi l’avrete viaggiando soli: si, perché il relax sarà nulla a confronto di una buona dose di brivido giovanile! Come quando eravate bambini, infatti, vi accorgerete di quanto sarà facile essere  ripetutamente coccolati dalla gente locale che farà di tutto per mettervi a vostro agio, aiutarvi, invitarvi a trasportarvi pesanti valigie.. insomma, con quella faccia da naviganti impauriti, vedrete quante pesci abboccheranno e vi faranno sentire tempestivamente a casa come non lo siete stati mai! Furbini!

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NESSUN PREGIUDIZIO
Voi siete voi in quel singolo momento e basta, non il vostro personaggio costruito a tavolino e ‘stereotipato’ dai vostri amici fedeli. Da soli in viaggio ci siete voi e basta, senza precedenti né memorie, e sarete sorpresi nell’accorgervi che la vostra persona sarà nuova ogni giorno, e sempre diversa, e questo solo grazie alle vostre mosse. Nessun pregiudizio quindi, per cui sì alla fantasia e all’immaginazione, e se vorrete raccontare storie straordinarie o vestirvi da samurai per una notte di follia, che male c’è? Incredibilmente vi presterete a buttarvi in avventure mai attuate o a farvi coraggio per folli imprese, o semplicemente vi conoscerete da zero per quello che starete facendo e che sarete in quell’istante stesso. Liberatorio!

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NESSUN COMBATTIMENTO DA DON CHISCIOTTE
Nei viaggi di gruppo capita spesso di scatenare ire di Achille ad un semplice “Ragazzi, posso mettermi io nel posto vicino al finestrino?’’, per non pensare alle foto da scannerizzare prima di poterle pubblicare nel diario di viaggio di compagnia. Insomma, dover stare attenti ad ogni minimo particolare che non dipende dalle vostre volontà. Provate invece l’ebrezza di scegliere la postazione preferita senza che nessuno che vi faccia il muso, o di condividere foto ed esperienze come e quando se ne avesse voglia. Probabilmente vi sembrerà TUTTO troppo bello!

CONOSCERVI COME NON MAI
Forse non esiste psicologo migliore che vi indichi chi siete della meditazione acquisita durante un viaggio in solitaria. Lasciando da parte funzioni routinarie, confort zone, famiglia e gruppi, dovrete fare i conti con la vostra vera realtà: quella personale. Immergendovi in culture, mari e paesaggi, persone del tutto estranee, vi renderete conto che la prima vera scoperta acquisita sarà quella della vostra stessa persona. Avrete tutto il tempo di riflettere sui vostri percorsi, di capire le vostre inclinazioni, e addirittura di meravigliarvi per un orizzonte, un dettaglio detto da un vostro compagno di viaggio, di sensibilizzarvi o di rafforzarvi emotivamente: tutto questo incredibile viaggio verso il profondo di voi stessi sarà ben più divertente e salutare che dieci sedute da un bravo psicologo (e ben meno costoso) !!

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Avrete sentito questa frase mille e mille volte. Ma non esiste nulla di più vero. “L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi” diceva Proust. E il viaggiatore solitario lo sa bene. Il tesoro più grande che acquisirete lo avrete là stretto con voi ogni singolo giorno del vostro ritorno a Itaca: vi sentirete più forti, più decisi, vittoriosi e decisamente avventurieri. Quindi, nel momento in cui vi capiteranno momenti no, guardatevi allo specchio e ricordatevi che anche voi siete stati dei pirati imbattibili in preda a tempeste burrascose!

IL MONDO FUORI E’ MERAVIGLIOSO
Nel momento in cui sarete soli immersi nel vostro  nuovo confine di mondo, vi accorgerete, credeteci, di quanto sia vivo e sorprendente il paesaggio da attraversare: non sarete distratti da vincoli di relazione con le persone, e, proprio come nel film Into the wild, sarete trasportati in un’altra dimensione, quella assolutamente selvaggia e primitiva di un tu per tu con la natura.

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MONEY, MONEY, MONEY
Viaggiare da soli vi permetterà anche di risparmiare su piccoli sfizi. Avete presente quante volte in compagnia ci si debba adattare a confort di gruppo, quando nella stessa situazione da soli ‘non l’avreste spesi così tutti quei soldi’?  Ecco, vi riapproprierete d’incanto delle vostre finanze. Il budget lo controllerete voi, gestendo le spese quanto meglio crediate, convertendovi in piccoli grandi manager di voi stessi. Soddisfatti e rimborsati.

Per tanti tanti altri motivi viaggiare da soli potrebbe essere la vostra più grande e meravigliosa avventura. Cosa aspettate a preparare le valigie e a salpare?

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Lavapiés, il mondo in un Barrio

Metro Lavapies, Madrid
Metro Lavapies, Madrid

Vivere a Madrid significa vivere un po’ in tutto il mondo.

Il melting pot che si ritrova passeggiando nelle sue grandi strade non ha mai smesso di meravigliarmi.

Non esiste giorno, minuto, momento, in cui dai locali e dall’irrefrenabile andirivieni quotidiano cittadino non avvenga qualcosa di magico, di nuovo, di diverso.

Si, perché la diversità a Madrid riveste un ruolo di tutto rispetto, e se dovesse essere riassunta  in un altro nome, verrebbe senz’altro chiamata “Lavapiés”.

Non mento: se già il melting pot e lo stravagante è cosa ben cara a Madrid, se avrai la fortuna, come è accaduto a me, di vivere nel quartiere alternativo di Lavapiés, la meraviglia sarà di casa.

StreetArt, Lavapies
StreetArt, Lavapies

Porzione amministrativa dello stesso ordinamento dei vicini Chueca, Las Letras o Malasaña, il quartiere- barrio- di Lavapiés prende il suo nome da una strada, una piazza e dalla stazione della metro.

Si racconta che fino al XV secolo Lavapiés sia stato il quartiere ebraico di Madrid e che, passeggiando casualmente per una delle sue strade, ci si possa imbattere fino a 88 differenti nazionalità risiedenti.

Nato come nucleo residenziale povero e umile,Lavapiés ha conosciuto negli anni un’esplosione culturale senza precedenti, e, grazie all’incanto emanato dalla tipica atmosfera bohémien, si è convertita in meta indispensabile, attraente e affascinante agli occhi dei tanti liberi professionisti.

In Lavapies vi sono ben 107 strade arricchite di ristoranti e locali internazionali, bar e taverne, complessi teatrali con più di mille funzioni annuali, gallerie d’arte, circoli, cineteche.

Ma più di tutto dentro Lavapiés c’è Vita.

Il dinamico passato di questo barrio così animato non ne è da meno.  La storia racconta che in origine Lavapiés sia stato quartiere ebraico di Madrid e che il suo centro principale di azione e di riunione fosse la Sinagoga, trovatasi  sul luogo dove ora sorge la Chiesa di San Lorenzo. Nel XV secolo, dopo l’espulsione degli ebrei, alcune famiglie sono state costrette a convertirsi al cattolicesimo per poter continuare a vivere indisturbati.

L’intero processo di cristianizzazione ha portato alla denominazione di antiche strade in titoli religiosi come  Ave Maria, Fede, Amore di Dio, e a molte altre. È interessante poi notare come, a più di cinque secoli dopo, in questo peculiare quartiere culture diverse coesistano oggigiorno in armonia, ricche dei propri credi e di tradizioni singolari, usanze e costumi.

Ma è con  l’epoca del Medioevo che il quartiere inizia a modificare interamente facciata e a essere ufficializzato con il nome particolare con cui  si ricorda. Si dice infatti che nella piazza centrale del quartiere vi fosse una fontana in cui gli ebrei effettuavano abluzioni e si lavassero i piedi prima di entrare nel tempio. Da qui il curioso nome di  “Lavapiés. Bisogna inoltre sapere che i castizos di questo quartiere sono stati chiamati Manolos e Manolas, provenienti dal periodo ebraico , perché questo era il nome con cui molti ebrei furono battezzati per sfuggire l’espulsione del 1492.

Persino la topografia del quartiere è peculiare. Lavapiés è una delle aree di Madrid con pendenze elevate e pendii, data la sua strategica posizione geografica all’interno della città , poiché si affaccia su un terreno che è attraversato da ruscelli discendenti  verso il fiume Manzanares.

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Si racconta che dopo il suo passato ebraico Lavapiés sia stato catalogato come quartiere dal grave abbandono sociale,  ulteriormente illustrato e documentato da artisti e da scrittori del XIX secolo.

Dopo la guerra civile spagnola lo stadio di abbandono è cresciuto, e ciò si è riflesso sia nel deterioramento delle forniture di base per le case degli abitanti, sia nelle piccole curiosità pervenute, come per il caso della sorgente Cabestreros, che è stata conservata durante il periodo Franchista e che oggi simboleggia uno dei due riferimenti alla seconda Repubblica rappresentati in un monumento pubblico di Madrid (il secondo è dato dalla Fuente de la Cuesta dei ciechi, ai piedi della collina omonima che risale al Vistillas dalla strada Segovia).

Via via han preso piede nuovi progetti sociali e di collettività: le comunità giovanili, attratti dalla posizione atipica e dalle rinvenute possibilità economiche, hanno iniziato quindi a costruire prospettive di riqualificazioni e di rigenerazioni dell’intero quartiere.

Nel 1985, nel cuore di Lavapiés, nella via Amparo 83, è stato organizzato il primo  Centro Sociale autogestito. Attualmente si contano numerosi progetti di comunità alla stregua di questo primo spazio che per molti anni è stato solo un magazzino ed è ora un luogo di incontro e di riunioni, arricchito di un giardino e di un workshop di biciclette urbane; e proliferano sempre più  Centri Sociali Autogestionados– come la Tabacalera, la Chimera o FE1- tutti spazi organizzati in  forme di attività comuni come conferenze pratiche e multietniche per realizzare al meglio studi circa culture differenti e reciproche relazioni sociali.

Biblioteca UNED Escuelas Pias, ex convento cattolico
Biblioteca UNED Escuelas Pias, ex convento cattolico

Insomma, Lavapiés è senza dubbio il quartiere più multiculturale esistente nel centro di Madrid. Questo perché  la storia definita dal degrado, dall’occupazione e, infine, dal boom immobiliare ha permesso al barrio di passare dal presentarsi come tranquillo nucleo abitativo per persone anziane, al convertirsi nel  distretto con il maggior numero di case occupate nella capitale e di riparo per le persone con basso reddito e/o per gli immigrati,  per via dei prezzi storicamente più gestibili.

E sono proprio gli immigrati a costituire il tessuto sociale e punto forte su cui è basata l’intera Lavapies.  Qui si incontrano i migliori ristoranti indiani, arabi, cinesi, pakistani e turchi dell’intera Madrid, e ad ogni angolo  sembrerà di trovarsi una porzione di confine differente.

Impossibile non imbattersi in odori e profumi, spezie e incensi, tiendas etniche e tipici bazar ricchi dei mille tessuti colorati.

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Famose  sono anche le feste di San Lorenzo, tenute  nel mese di agosto e attrattive per  molti locali limitrofi. Tapapiés, un percorso internazionale di prelibate tapas , è divenuto un evento primario e imprenscindibile per la famosissima e invidiosissima movida madrilena.

Colori, essenze, creatività, arte, murales. Nel multietnico Barrio di Lavapiés ogni dettaglio sembra suscitare il nostro stupore, e lo stesso si trasformerà in un  ordinario e fedele compagno di mondane passeggiate tra le vivaci calles spagnole.

Se sei un artista, un anticonformista, uno spirito libero, un amante della curiosità e delle stravaganze, non esitare e fai come me: passa un’intera giornata a farti travolgere dalla pacifica convivenza delle diversità culturali di questa piccola porzione di area che racchiude un Mondo intero.

E magari poi vivici dentro e fatti  contaminare dal ricchissimo bagaglio multivariegato dalle fusioni eccentriche e dalle tante singolari energie.

Non te ne pentirai e non ne tornerai la stessa usuale persona, puoi scommetterci. E capirai che forse gli unici confini visibili sono i soli nella mente di qualcuno. Perché si, puoi dirlo forte, a Lavapiés la convivenza e l’integrazione  sono possibili.

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Essere il Mare

Playa de Camelo, Santander
Playa de Camelo, Santander

Mi affascinano da sempre i marinai e i naviganti, perché sanno riconoscere il senso dell’attesa: sanno che come il mare,la vita, e’ un continuo altalenarsi di terribili tempeste e di calme piatte, di silenzi e di urli, ma loro riconoscono la bellezza e la grandiosità della marea solo quando hanno saputo cogliere e sopportare il silenzio dell’infinita attesa,del non ritorno. Il mare ama le persone impavide e piene di illogica speranza. Quando tutto sembra uguale ecco che il mare torna a ricordargli che un’altra grande avventura sta per verificarsi..

Mare al tramonto, Eolie
Mare al tramonto, Eolie




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Addio alle armi?

image“Mi trabajo es un grito de denuncia de la guerra y de los ataques de los enemigos de la República establecida legalmente tras las elecciones del 31 (…) La pintura no está para decorar apartamentos, el arte es un instrumento de guerra ofensivo y defensivo contra el enemigo. La guerra de España es la batalla de la reacción contra el pueblo, contra la libertad. En la pintura mural en la que estoy trabajando, y que titularé Guernica, y en todas mis últimas obras expreso claramente mi repulsión hacia la casta militar, que ha sumido a España en un océano de dolor y muerte.” – Pablo Picasso, 1937.

Quando entri nel monumentale Museo d’Arte Centro Nacional Reina Sofia e ti si presenta davanti, ne rimani attonito e turbato, tanto è imponente e impattante la staffa del dipinto. Eppure, Guernica- Olio su tela di Pablo Picasso- ti chiama, forte della sua dimensione spettacolare e della sua fermezza, dei suoi leggendari racconti che ne han fatto emblema storico, dei suoi chiaroscuro e delle figure rappresentate che sembrano voler ‘scappare’ dalla cornice stessa.

Uno tra le più strazianti opere d’arte che siano mai state realizzate, forse proprio perché è l’Opera d’arte moderna per eccellenza.

Pulsante ed intensa, Guernica sembrerebbe assumere le vesti di una fotografia appena scattata, di un documento, di una testimonianza riportata minuziosamente,  non fosse per gli emblematici “profili picassiani” che  riportano immediatamente al dipinto.

E allora capisci che quello che hai sempre letto e studiato negli anni non è mera riproduzione di dati, memorie e antiquariato, ma piuttosto prezioso dettaglio facente parte di un’unica grande realtà, quella stessa che credevi lontana e indecifrabile, ma che d’un tratto si rende chiara e attuale.

No, quello non è solo un dipinto, ma la lancinante raffigurazione della sofferenza umana, delle guerre insensate, di tutti gli scontri ‘civili’, che di civili non hanno un bel niente, della Pietatis di una madre che cerca invano di portare in salvo un bambino ormai volato via, della trasfigurazione dell’innocenza del mondo e della gente comune, vittime infinite e fragili, del grido miserabile di cui si serve la debolezza e la fatalità del presente, della tendenza primitiva di un’umanità che non vuole piegarsi nè arrendersi di fronte allo strazio desolante e cruente della morte.

Mi piace pensare che in questa scena tragica e rapida gli animali raffiguranti le  differenti simbologie si tramutino in umani, e gli umani in animali, in una dimensione contorta e disordinata fatta di una umanità bestiale e ormai priva di distinzioni, perché nel male e nella sofferenza non esistono più criteri per distinguere  razze, generi, specie.

L’orrore chiama e urla in bianco e nero, perché nel colore, si intuisce, risiede luce, energia, vita e nascita, e Picasso sapeva già che di quella tragedia- la guerra civile che distrusse la basca cittadina di Guernica, poi  divenuta l’emblema storico di tutte le guerre del mondo e nel tempo- non poteva che esser delucidata in tonalità monotematica, quasi a dirci che era già troppo così, che il dolore è solamente grigio, come è grigio il senso perduto della vita spezzata.

L’unico spiraglio di speranza si avverte flebilmente negli sprazzi bianchi e luminosi  emanati dalla lampadina portata in mano dalla figura a destra, chissà, forse simbolo della luce della Ragione che cerca di insediarsi debole ma decisa di fronte ad un’oscurità selvaggia composta di armi e di sangue ribollente. Mi piace pensare che il senno della ragione (che secondo Goya produceva mostri) sia rimpiazzata da un fascio di luce che verrà, in futuro, magari in una qualche galassia lontana, priva di guerre, armi e di torture, ma che esisterà.

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Sembreranno frasi e immagini buttate a caso, ma mai come oggi questo dipinto, che ho visto e rivisto nei miei giorni Madrileñi, mi chiama e richiama in silenzio, di fronte ad un mondo che tanto diverso da quel quadro non mi pare più d’essere. E se si riflette bene fino a in fondo, quella “pintura” ci appartiene, e la rivediamo nel profondo del nostro sguardo ogni volta che assistiamo a stragi, a uccisioni riportate dettagliatamente in televisione, a sparatorie, a guerre, a bambini in braccio a madri senza più espressioni, né identità.

La realtà che negli anni diviene Presente, mio e di tutti, in un unico istante.

E ancora una volta l’arte ci parla di memoria, di quella memoria tracciata eternamente lungo un frammento concreto per invitarci a non  dimenticarla, per poter lanciare un grido sordo quanto visibile, per poterci dire ancora una volta: “Ecco, questa è la rovina del mondo che vi siete voluti, e questo tormento echeggerà in eterno, se solo non vi rimpadronirete fermi e decisi di quella luce miracolosa di una ragione troppe volte spenta e calpestata”.

Ma quanto ancora dovremo attendere per poter cercare di ammettere che la storia, l’arte, la fotografia ci han insegnato già tutto in un circolo che continuerà a ripetersi?

Le immagini non mentono, e il reale si confonde con l’immaginario: forse tocca solo a noi decidere se far finta che questi avvenimenti descritti e rappresentati siano là, muti e immobili, o se indagare nel profondo e riaccenderli di vita e di significato veritiero, vivido e, ancora una volta, incredibilmente Contemporaneo.

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Roberta Bussolati




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Respectance, la rete sociale per i defunti

Cosa penseresti se ti dicessero che anche dopo la morte il nostro ricordo potra’ mantenersi attivo sul web?
Suona spettrale, ma e’ cosi’.
Parliamo della rete sociale piu’ famosa al mondo dedicata al mondo dei deceduti: respectance-300x240

Si tratta di una comunita’ di usuari che creano spazi personalizzati per ricordare una persona deceduta (di ogni genere ed eta’) attraverso la condivisione di un angolo di ricordi: la persona deceduta disporra’ di un piccolo profilo, e sara’ possibile allegarci immagini, video, testimonianze, pensieri e addirittura pezzi di storia vissuta.
Come rete sociale,inoltre, esiste anche la possibilita’ di creare gruppi o di unirsi a quelli gia’ esistenti, omaggiando parenti, amici cari, ma anche celebrities importanti.

Ormai le reti sociali sono insite in ogni momento della nostra vita, e, come si puo’ notare, perdurano anche dopo la morte stessa.

Quale sara’ il prossimo passo?
Magari la possibilita’ di potersi connettere con persone dell’aldila’ attraverso un semplice Click?

Nel mondo digitale, tutto e’ possibile.
Staremo a vedere, con decoroso silenzio e temuto riguardo. E con una forte nota di curiosita’.




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Marketing “Lo famo strano”

Personalmente adoro il marketing di guerrilla, e tutto quel che di creativo c’è.

Che ne pensate di queste stravaganti campagne pubblicitarie?

Alcune Vi saranno note, altre forse no. Sicuramente  non potranno lasciarvi indifferenti.

 

Non si può esaurire la creatività,

più ne usi, più ne hai.




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“Loving Vincent” e la vita di Van Gogh

Loving Vincent” sarà un nuovo avvincente film animato dedicato alla vita di Vincent Van Gogh, realizzato totalmente attraverso quadri fatti con tecnica ad olio su tela. L’animazione appare già spettacolare, ecco qui sopra il trailer.

Sarà un lungometraggio interamente dipinto su tela, realizzato mediante un progetto di crowdfunding attraverso l’utilizzo di tele dipinte da più di 40 artisti.

Loving Vincent- creato dallo studio cinematografico Breakthru Productions– attraverso un misto tra l’esperimento creativo, tecnologico e pittorico, racconta l’intrigante e misteriosa vita dell’artista olandese fino a giungere alla sua morte, avvenuta a soli 37 anni e per vicende tuttora poco chiare.

Un modo unico e rivoluzionario per raccontar la vita di un genio creativo che ha influenzato e ammaliato intere generazioni.




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Salvador Dalì e la sua Musa

Quando Salvador Dali incontra Elena Ivanovna Diakonova, donna sposata con Paul Eduard e madre di una bimba di dieci anni, lei è un anno più anziana,  – uno schema di famiglia classica dal quale la stessa vorrebbe fuggire – e si definisce amante del famoso artista Max Ernst. Gala abbandona rapidamente i due uomini per vivere la sua passione con il pittore spagnolo, sposandosi nel 1932. Diventa rapidamente la sua personale Musa – appare spesso nelle sue opere d’arte, mentre lui la trasforma in una icona vivente – oltre che sua agente e mecenate. E come amante? Difficile da comprenderne le dinamiche, sapendo che Salvador Dalì avesse affermato di essere ‘vergine’ e completamente impotente e che, dal canto suo, Gala non si intimorisse nell’aver reso pubblici i propri ‘affari’ con altri uomini . Nonostante ciò, a quell’epoca, entrambi sono profondamente innamorati l’uno dell’altro e, proprio nel creare il reciproco alfabeto romantico e nell’incoronare la loro storia d’amore, detta cerebrale più che fisica, risiederà la chiave del successo dell’eccentrico pittore:

Vorrei dedicarmi a Gala per farla risplendere , renderla il più felice possibile, prendermi cura di lei più di me stesso , perché senza di lei tutto sarebbe andato perso“.

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Salvador DALI in Cadaques. 19700000 Salvador DALI, à Cadaqués. 19700000
Salvador DALI in Cadaques.
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Salvador DALI, à Cadaqués.
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Original caption: 12/24/51-New York: Salvador Dali, surrealist painter, and his wife, Gala, arrive in New York, Dec. 24, aboard the Liner America. Dali, whose newly-regrown handlebars mustache is twirled by his playful spouse, returned to the U.S. after eight months abroad. The whimsical artist has had exhibitions in France, England and Spain. --- Image by © Bettmann/CORBIS
Original caption: 12/24/51-New York: Salvador Dali, surrealist painter, and his wife, Gala, arrive in New York, Dec. 24, aboard the Liner America. Dali, whose newly-regrown handlebars mustache is twirled by his playful spouse, returned to the U.S. after eight months abroad. The whimsical artist has had exhibitions in France, England and Spain. — Image by © Bettmann/CORBIS
20 Apr 1972, Paris, France --- Spanish surrealist painter Salvador Dali with his wife Russian model Gala, born Helena Dmitrievna Delouvina Diakonova. --- Image by © Marc Simon/Apis/Sygma/Corbis
20 Apr 1972, Paris, France — Spanish surrealist painter Salvador Dali with his wife Russian model Gala, born Helena Dmitrievna Delouvina Diakonova. — Image by © Marc Simon/Apis/Sygma/Corbis




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