Ain’t no Mountains high enough

Questa estate è stata senza dubbio differente, particolare, a tratti piena di salite e percorsi scoscesi, ma anche così rigenerante, così unica da meritare delle righe al mio rientro.

Sapete, sono da sempre innamorata del Mare, che sia estate o inverno, che sia freddo o caldo, piatto o burrascoso, ne sono follemente grata e ogni volta che sono in acqua è come se stessi al sicuro, lontana da tutti e da tutto.

Quest’estate però ho optato per dare la meglio alla Montagna, ai sentieri isolati, ai cammini pieni di irrisolute domande.

Iniziando da un viaggio che è stato davvero meraviglioso in compagnia della mia grande amica Anna, ho improvvisato letteralmente una settimana on the road fra Umbria e Abruzzo. Inutile dire che sia stata una delle esperienze di viaggio più complete e belle che abbia mai fatto, forse perchè ci si svegliava non sapendo se avremmo avuto un hotel ad ospitarci, forse perchè le tappe sono state decise all’ultimo secondo, senza sveglie nè limiti temporali, o forse perchè mi son goduta un’ottima compagnia e perchè alla fine abbiamo proprio fatto di tutto: città d’arte, mare, natura e anche montagna e sentierini.

In seguito ho proseguito la mia direzione verso Nord, godendomi le mie care e da sempre amate montagne delle Dolomiti, improvvisando trekking in compagnia della mia fidata Onda, il cane a 4 zampe che amo più che mai.

L’italia è proprio meravigliosa, ed è definitivamente vero che abitiamo nel posto più magico al mondo. In particolare sono stata colpita da due luoghi magici che ho avuto la fortuna di poter cogliere appieno (e a polmoni pieni!):

Campo Imperatore, in Abruzzo, all’interno della catena montuosa del Gran Sasso e anche definita ”Piccolo Tibet” per il misticismo estremo che ne configura il paesaggio; Le tre Cime di Lavaredo, nella mia amata Val Pusteria, in Alto Adige, catena montuosa delle meravigliose Dolomiti.

Alle pendici del maestoso Gran Sasso si estende Campo Imperatore, straordinario altopiano abruzzese conosciuto anche come “Piccolo Tibet”. Un nome davvero importante che evoca paesaggi eccezionali e anni di storia geologica tumultuosa.

Il paesaggio è davvero brullo, desertico, e così pieno di animali tra cui mucche e cavalli pascolanti da mettere subito gioia; non è facile vedere una fauna così libera e selvaggia al giorno d’oggi. Di improvviso gli occhi si riempiono di sfumature verde e gialle di una tonalità accesa che ricorda molto quella delle splendide Highlands Scozzesi, un misto fra paesaggio lunare e marziano. Che pace che si respira.

Con Anna ho imparato a meditare, giorno per giorno, e Campo Imperatore diviene presto meta di giusto silenzio e benessere per poter attuare qualche minuto di meditazione rigenerante. Una vera pace per occhi, orecchie e cuore.

Ma Campo Imperatore affascina i suoi visitatori anche per la sua vastità, il silenzio e la genuina primordialità. Capanne di pietra, recinti per gli animali e chiese tratturali testimoniano la forte cultura pastorale della zona. Infatti, ancora oggi si possono incontrare greggi di pecore e bestiame vario a pascolare nella vallata.

E’ davvero bello-penso io sotto voce- poter scorgere animali che camminano spavaldi venendoti incontro senza temere alcuna paura. Ti ricordano giustamente che la terra è anche loro, e che tu sei un ospite, e dunque è bene rispettare ogni piccola creatura.

L’immensità di colori che si scorge dalla vetta è impressionante, e per poco fatichi a pensare di essere in Italia, perché camminando nei sentieri di montagna e giungendo al cielo ti senti così piccolo e minuto di fronte all’Universo che ti attornia, da poterti trasportare ovunque.

E’ proprio vero che ovunque tu vada devi andarci con il tuo Cuore ben presente- come sosteneva il buon Confucio- e Campo Imperatore merita di essere attraversata con cura, con lentezza, godendosi ogni istante di primitiva semplicità e naturalezza senza alcuna fretta. E poi finalmente perdersi.

Passando al Nord, in Alto Adige, merita grande attenzione la camminata più bella che possa esistere nelle Dolomiti, quella delle Tre Cime di Lavaredo.

 Montagne entrate nel mito e nell’immaginario: chi non le ha mai viste, almeno su qualche cartolina o guida turistica? Quelle tre vette una di fianco all’altra, isolate da tutte le altre, pura dolomia che emerge da un mare di ghiaia.

Vi sono diversi sentieri che portano alle Tre Cime, ma noi scegliamo minuziosamente quello più completo: dalla Val Fiscalina ci attendono circa 3 ore di cammino su stradine impervie e strette fatte di sassi e ghiaia, un tour panoramico selvaggio che merita una sveglia all’alba e di assaporare a pieni polmoni il panorama ad ogni cambio di direzione, gradino dopo gradino.

Quando l’aria si fa più rara, e la fatica avanza, la primissima cosa che ti viene in mente è pensare a chi te lo abbia fatto fare. Ma ad ogni passo di più la voglia di continuare è tanta, la meraviglia del paesaggio che si apre davanti agli occhi si mostra potente.

Scalare le montagne diventa ben presto una lotta alla resistenza, una metafora della vita, un faro per la speranza di un mondo migliore. La fatica si trasforma in passione, la durezza dei sassi diviene fedele amica, la meta inarrivabile si fa terra promessa.

E’ così che mi immagino le sensazioni che i grandi pellegrini e camminanti della storia debbano aver provato: “se sei in cerca di angeli o in fuga dai demoni, vai in montagna“- sosteneva qualcuno.

Una volta giunti in vetta, l’aria frizzantina si fa di nuovo calda, si spoglia di ogni timore e ti restituisce un dono incommensurabile: la soddisfazione è tanta, e la magnificenza delle tre cime che svettano senza pietà ti appaga di ogni dolore.

Non contenta decido di seguire autonomamente una guida che conduce a piccoli gruppi la visita verso il Monte Paterno, alto 2.746 metri. È storicamente famoso, dato che durante la prima guerra mondiale si trovava lungo la frontiera tra il confine italiano e quello austriaco. Al suo interno furono quindi scavate alcune gallerie e diverse grotte, tra cui il famoso tunnel per raggiungere la cima.

Quel che più mi colpisce di questo sentierino davvero impervio (sei a due passi dallo strapiombo, un toccasana per chi come me soffre di vertigini) è il pensiero di come i militari italiani avessero potuto trasportare kg e kg di cannoni e di armi e di aver creato dal nulla grotte avvalendosi di dinamite che le avrebbero trasformate in vere e proprie difese di resistenza.

Ancora una volta, la vista delle tre Cime lascia col fiato sospeso e si, ne è proprio valsa la pena.

Definitivamente appagata, lascio altrove i pensieri negativi e faccio il pieno di aria pura e di bellezza, considerando finalmente ogni momento come unico ed ogni filo d’erba incontrato un piccolo grande regalo.

Sorrido, fra lacrime di gioia e di commozione, e penso a voce alta “Se non scali la montagna, non potrai mai goderti il paesaggio”.

Chi riesce a camminare nel sentiero della verità, non cade mai. Magari si inciampa, si zoppica, ma ci si rialza più forti e decisi di prima. In fondo è proprio vero, non ci si ricorda di tutti i passi del lungo cammino che si è fatto, ma delle Impronte che avremo lasciato.

Sono pronta per la prossima grande avventura.

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