Mata Hari: arte, amore e libertà

Sono una donna nata nell’epoca sbagliata. Ed è qualcosa che nulla potrà emendare. Non so se il futuro serberà memoria di me ma, se ciò dovesse accadere, mi auguro di non essere mai considerata una vittima, bensì una persona che ha coraggiosamente scelto i propri passi e ha pagato senza paura il prezzo che le è stato imposto.

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Margaretha Geertruida Zelle, ai più nota come Mata Hari, non è stata solo una spia, una danzatrice affascinante e capace di incantare fra  gli uomini più potenti e invidiati, ma soprattutto una donna di grande personalità, emblema della libertà che si incarna in  una femme fatale dotata di un carattere senza precedenti.  Ricca non lo era, forse, ma ha danzato sui palchi di molti teatri, ha avuto amici e amanti importanti, era conosciuta da molti e tutti meraviglia nel mondo dorato della Belle Époque. Dall’inizio della guerra ha incontrato e amato tenenti, colonnelli e capitani, dai quali,  a quanto si dice, ha carpito informazioni da vendere al miglior offerente. Così, nonostante le prove inconsistenti, Mata Hari viene arrestata, processata e condannata a morte.

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Insomma, una donna di cui si può disquisire su tutto, ma ci si trova d’accordo sul fatto di non poterla additare come una persona indifferente.

Mata Hari

Mata hari è quella stessa impersonificazione della definizione tutta francese de La Vraie Vie, la vita vera, fatta di momenti di bellezza indicibile e di profonda depressione, di lealtà e di tradimenti,di paure e di momenti calmi e tranquilli.

Una vita come molte altre, ma Vera, intensa, controversa, combattuta.

Opera d’arte umana, Mata Hari conferma e raggiunge, fin all’atto estremo della morte, quella spettacolarizzazione e quell’evasività tanto ricercate ed adulate in vita, affrontando a testa alta i suoi carnefici al suono di un  “Sono pronta”.

«Mata Hari – sostiene Paulo Coelho – fu una delle prime femministe: ha sfidato gli uomini dell’epoca e scelto l’indipendenza. Dalla sua storia possiamo trarre una lezione anche oggi, quando gli innocenti pagano ancora con la vita le accuse dei potenti»

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Una donna complessa e in linea con la modernità, nel suo essere imprendibile e fuori dagli schemi, saggia, amante del bello e della semplicità, ma in perenne contrasto con una vita fatta d’arte, di scandali e di difficoltà.

Stratega, tattica, invidiata, spesso odiata; ma dotata di grande profondità, sensibilità e in perenne speranza nei confronti dell’Amore, come lo si deduce da uno dei tanti estratti dei suoi scritti:

«C’è un mito greco che mi ha sempre affascinato e e che, penso abbia molti elementi che ricorrono nella vostra storia, perlomeno in una variante adottata presso alcuni popoli.

C’era una volta una bellissima fanciulla , ammirata e temuta nel contempo, perché si mostrava troppo indipendente. Si chiamava Psiche.

Disperato perché la figlia sarebbe rimasta nubile, il padre si rivolse al dio Apollo, il quale escogitò una soluzione: la giovane doveva salire sulla cima di una montagna, vestita a lutto, e trascorrere lì la notte, in solitudine. Prima dell’alba, sarebbe comparso un serpente che l’avrebbe sposata. La giovine seguì gli ordini del Dio, e, giunta sulla cima della montagna, infreddolita, si addormentò. Il giorno dopo si svegliò in un palazzo bellissimo e scoprì di essere la regina di quelle terre. Ogni notte veniva raggiunta dal suo sposo, il quale, in cambio dell’amore e della passione, aveva previsto che si impegnasse a non cercare mai di vedere il suo viso.

Dopo alcuni mesi, la giovane era follemente innamorata dello sposo, che si chiamava Eros. Adorava conversare con lui, provava un piacere immenso nel fare l’amore e si sentiva trattata con un rispetto sincero e profondo. Tuttavia viveva nel timore di essere sposata con un serpente orribile.

Una notte, non riuscendo a frenare la curiosità, attese che il suo sposo si addormentasse, scostò delicatamente il lenzuolo e, alla luce di una lampada a olio, potè ammirare il volto di un uomo dalla bellezza incredibile. Una goccia d’olio cadde dal lume e risvegliò Eros che, sentendosi tradito nella sua unica richiesta, scomparve.

06_98Ogniqualvolta ripenso a questo mito, mi domando: potremo mai scorgere il vero volto dell’amore? E comprendo ciò che i greci intendevano insegnare con quella storia: l’amore è un atto di fede nell’altro, e il suo volto misterioso deve restare sempre celato.

Bisogna vivere ogni momento con trasporto ed emozione perché, se cerchiamo di decifrarlo e comprenderlo, la magia di quel sentimento supremo scompare. Ecco perché dobbiamo seguire i sentieri luminosi e tortuosi, accettare che ci conduca sulla vetta più alta o nel mare più profondo, sempre confidando nella mano che ci guida. Se vinceremo i nostri timori, ci risveglieremo in un palazzo fiabesco; se avremo paura di compiere una rivelazione, non otterremo mai nulla.»

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Spiegato, forse, il più grande errore della splendida e indecifrabile Mata Hari: dopo anni e anni vissuti in tortuose montagne brulle, aveva cessato di credere all’ amore, svilendolo e trasformandolo nel proprio servo.

L’amore non obbedisce a nessuno e tradisce solo coloro che tentano di decifrarne il mistero.” (cit. La Spia, Paulo Coehlo).

E così, mi piace pensare che sì, la sua unica immensa colpa è stata proprio quella di essere una donna libera.

Una libertà che echeggia in eterno e che  rende contemporaneo anche un remotissimo 1917.




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Alda Merini

GOOD_NIGHTLa donna è un firmamento, ma se un uomo non sa leggerle dentro, vede solo la notte

Io sono con te in ogni maledetto istante che ci vuole dividere e non ci riesce

Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della edf3cd4ef61443ecd6134726d359efbatua vita rimpiangerai per tutto quello che avrebbero potuto darti e che tu non hai voluto




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Amelie Robi Poulain

“Mia piccola Amelie, lei non ha ossa di vetro. Lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei!”

Ok lo ammetto. Sono stata vittima della sindrome della Poulainite, e forse non ne sono mai uscita.
Amelie vede la vita come una deliziosa opera d’arte, ricca di dettagli infiniti e pieni di senso solo se gli stessi vengono interpretati con il cuore.
Quel cuore ingenuo e sognatore che ci invita a guardare alle cose con gli occhi da bambina per non cedere all’impatto tragico del reale.
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Ma il reale si scontra brutalmente con l’irrazionalità e con l’estrema fantasia della ragazza, la quale preferisce accantonare la triste monotonia di una Parigi ripetitiva quanto insensibile, per rifugiarsi in un mondo colorato e pieno di significato.

“Il mondo esterno appare così morto che Amelie preferisce sognare una sua vita in attesa di avere l’età per andarsene”

La fuga da ciò che non ci permette di volare, dalle banalità, dalle giornate fatte di lavori stressanti e alienanti, ma soprattutto da persone che non sanno discutere, né mettersi in gioco, né considerare per un momento l’ipotesi che la bellezza della vita sta nelle piccole cose, nei singoli gesti giornalieri e non in un ammasso di azioni cicliche e macchinose.

Amelie questo l’ha capito bene, ed, oltre a rappresentare l’emblema di un capolavoro cinematografico francese, rispecchia perfettamente quel mondo colorato e luminoso (e forse fin soltanto onirico) che ci aiuta a poter superare il tran tran infinito e veloce della società.

A lei non interessano frasi scontate o persone banali; non vuole dover cambiare per compiacere al mondo stereotipato, vive di piccole, fugaci  ma veritiere gioie e di altrettanto strazianti ma sincere delusioni.

Nel suo piccolo Amelie ci invita a coltivare quotidianamente uno spazio legato ai piccoli piaceri della vita, gli stessi che illuminano il presente, per cui vale la pena soffermarsi e per i quali poter godere di un po’ di innocua  ed esaltante dolcezza, in mezzo a quel trambusto senza fine che si chiama Vita.

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Si, anche a me piace immergermi nei profumi, nei sapori, nelle canzoni, nei minuziosi dettagli di una fotografia, nei gesti compiuti e ricevuti, e cerco di non smettere mai di soffermarmi sul bello del presente.

Mi piace concedermi delle sane pause dal reale, sentire che la vita non è fatta solo di ‘do ut des’, ma di tante brillanti sfacettature sempre nuove, visibili solo a chi crede in una buona dose di sana magia.

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In fondo chi possiede Magia non necessita di trucchi né di sofisticate finzioni.

Non credete?




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